Terminata di recente negli States con il suo decimo sorprendente episodio, la serie televisiva You arriverà nel nostro paese, grazie a Netflix, il 26 Dicembre 2018. La serie, basata sull’omonimo thriller psicologico del 2014 di Caroline Kepnes e trasmessa negli Stati Uniti da Lifetime, proprio come il libro, segue le vicende di Joe Goldberg, (Penn Bagdley), il gestore di una piccola libreria newyorkese, che si innamora di una cliente, l’aspirante scrittrice Guinevre Beck, (Elizabeth Lail). Joe, nel tentativo di conquistare Beck, inizia a stalkerarla e diviene ben presto ossessionato da lei, dalla sua vita ed anche dai suoi amici.

You è sicuramente una serie di grande attrattiva per il pubblico della piattaforma di streaming più famosa d’Italia. Essa presenta, infatti, un mix di tutti gli ingredienti delle serie di maggior successo di Netflix: passione, amore, ossessione, omicidio, mistero e, proprio per non farsi mancare nulla, aggiunge un cast ricco di volti già noti e amati dai serializzati. Nel cast infatti figurano Penn Bagdley, il Dan Humphrey di Gossip Girl, Elizabeth Lail ovvero Anna di Once Upon a Time, e Shay Mitchell nei panni di Peach Salinger, che abbiamo già visto interpretare una delle quattro bugiardelle di Pretty Little Liars. A tal proposito, possiamo anticiparvi che se non avete affatto amato serie come Gossip Girl o Pretty Little Liars questa serie non fa proprio per voi, e non soltanto per le similitudini nel cast.

Così come il romanzo da cui è tratta, la serie televisiva You, si caratterizza per la particolare prospettiva che la narrazione, letteraria e televisiva, assume. Infatti, l’intera vicenda è narrata attraverso lo sguardo dello stalker Joe, che commenta gli eventi rivolgendosi direttamente, nella sua mente, all’amata Beck, cioè alla sua vittima. Sicuramente questo è l’elemento più originale della serie che, per il resto, raramente si discosta dagli standard classici delle serie teen a sfondo mistery. Questo elemento fondamentale, ovvero che la prospettiva adottata sia prevalentemente quella di Joe, e solo in pochi casi si assume anche quella di Beck, rappresenta sia il punto di forza che la più grande debolezza della serie. Da un lato, infatti, questa scelta poteva rivelarsi – e in alcuni dei momenti migliori della serie si rivela – come estremamente interessante, perché consente allo spettatore di entrare nella mente di un sociopatico mostrandoci il suo particolare modo di pensare.

Joe è una persona fuori dagli schemi, un sociopatico con un passato di soprusi alle spalle, ma allo stesso tempo appare estremamente lucido, addirittura ragionevole. La serie ci permette di assumere, per un po’, la sua forma mentis e così, di comprendere le motivazioni delle sue irragionevoli e immorali azioni. Sebbene sia consapevole della mostruosità delle azioni compiute, Joe trova delle giustificazioni che gli consentono di zittire la sua coscienza e di perseguire nel suo scopo: avere Beck tutta per sé. Nel farlo, Joe arriva addirittura a mentire a sé stesso, ritenendo di fare tutto ciò che vedrete nella serie, per il bene di Beck, per migliorare la sua complicatissima vita, insomma di farlo per amore. Da qui, appaiono chiari i lati negativi di questa stessa scelta di prospettiva: è evidente il pericolo che i produttori hanno corso, e cioè quello di lanciare un messaggio totalmente sbagliato sull’amore. Vi accorgerete, guardando la serie, che assumere la sola prospettiva di Joe può essere fuorviante e indurre lo spettatore a “tifare” per Joe, senza tener conto delle sue malefatte.

Ponendo Joe nella duplice posizione di voce narrante e protagonista assoluto della vicenda, questa serie rischia di lanciare involontariamente un messaggio sbagliatissimo ai più giovani, e se farete un giro veloce sul Web vi renderete conto da soli dai commenti che non stiamo esagerando. Per fortuna, questo pericolo è stato sventato (o quasi), grazie all’ultimo episodio nel quale un bellissimo monologo di Beck riesce a rimettere le cose nella giusta prospettiva, (anche se, è doveroso puntualizzare, che anche in quell’occasione la sceneggiatura concede un ampio spazio alla parola “amore” là dove non c’entra assolutamente niente). Resta il fatto che parlare di temi come lo stalking, l’omicidio o di relazioni violente, con toni molto leggeri e a tratti superficiali come quelli assunti nella serie, può rivelarsi un’arma a doppio taglio, e la nostra opinione è che in questa serie non si sia stati capaci di maneggiare questo materiale in maniera adeguata, come invece avveniva nel libro.

L’elemento più pericoloso della serie, però, è quello di considerare la relazione tra Beck e Joe come una storia d’amore, al massimo come una storia “malata”. Sicuramente la serie spinge lo spettatore in questa direzione, creando momenti molto romantici tra i due e rappresentando la loro relazione come la classica love story centrale in tutti i teen. Bisogna notare, però, che la serie non manca di sottolineare la malsana relazione che si crea tra i due, non soltanto perché Joe mente e inganna Beck dal principio, ma perché cerca anche di manipolarla, trasformandola nella donna che lui vorrebbe per sé e cercando di eliminare i suoi difetti e tutto ciò o tutti coloro che, secondo lui, la portano fuori strada. Condanna, poi, questo stesso atteggiamento manipolatorio in Peach, amica di Beck altrettanto ossessionata da lei, mostrando così la sua doppia morale: lui può controllare la vita di Beck perché la ama ma Peach no.

Altra falla nella serie, è rappresentata dalla pessima recitazione di (quasi) tutto il cast che non si è dimostrato all’altezza della complessa caratterizzazione dei propri personaggi. Sia il personaggio di Beck che quello di Joe trascendono quelli che sono i loro ruoli di vittima e carnefice; la Beck del libro non è una semplice brava ragazza estremamente sprovveduta e ingenua in fatto di relazioni, ma si presenta come scaltra, manipolatrice, con pregi e difetti e tutto questo manca alla Beck della serie televisiva. Il personaggio di Joe, invece, è stato sicuramente gestito meglio nella sceneggiatura, presentando una serie di caratteristiche assenti nel libro – come, ad esempio, la sua relazione con il vicino di casa Paco –  che lo “umanizzano” e ci permettono di vedere l’uomo dietro il mostro. Questo elemento è estremamente importante perché in questo modo Joe è presentato non come lo stalker col cappuccio, inquietante e cattivo ma, in maniera molto più realistica, come un ragazzo qualunque, un insospettabile bravo ragazzo. Viene ribaltato, quindi, lo stereotipo del “mostro” o del “sociopatico”, per cui, secondo il sentire comune, se una persona è affetta da un disturbo o è un criminale lo si capisce subito, perché “si vede”.

Pochi sono gli elementi che ci hanno convinto di questa serie, ma accanto a quello appena detto, è giusto annoverare il tentativo che la serie compie, anche se mai fino in fondo, di mostrarci l’uso malsano che facciamo dei social network. La nostra intera vita è basata sul digitale e questo ci dà la parvenza che i social siano la nostra vita. Questo fa sì che da un lato, anche gli altri considerino reale la vita che mostriamo attraverso il web e non quella che stiamo vivendo realmente, per cui nessuno si accorge del malessere dell’altro a meno che quest’ultimo non lo scriva in un tweet o lo posti su Facebook, dall’altro lato, inoltre, le persone possono conoscere, o credono di conoscere, tutto di noi grazie ad Internet e questo crea nelle persone come Joe l’illusione di poter davvero essere in intimità e possedere le persone che “stalkerizzano” sui social.

Vi consigliamo questa serie? Nì. You è una serie televisiva che si deve vedere senza troppe pretese o si rischia di rimanere delusi e, soprattutto, bisogna guardarla con intelligenza, senza che i modelli presentati nella serie vengano considerati educativi o da imitare. In poche parole, prendetela come una serie thriller ma allo stesso tempo leggera, un prodotto di mero intrattenimento, alla stregua di serie teen come Pretty Little Liars o Riverdale.

REVIEW OVERVIEW
You
4.5
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Studentessa di psicologia presso l'università degli studi di Napoli Federico II (e no, non posso leggervi nel pensiero), a tempo perso cinefila, bookworm e telefilm addicted. Nata e cresciuta a Napoli, ad acqua pizza e Woody Allen. Possiamo discutere (e scrivere!) di tutto ma non definite pizza quella di Cracco perché non ragiono.