Look away, look away / look away, look away / This show will wreck your evening, your/ whole life and your day / Every single episode is nothing but dismay / So look away / Look away…”

Lo avevano suggerito fin dal principio, “non guardate, non guardate”, e, senza ironia, possiamo dire che in molti dopo la prima stagione hanno seguito questo consiglio: la seconda stagione di Una serie di sfortunati eventi, infatti, è indubbiamente la meno amata delle tre che compongono la serie Netflix, e la terza, uscita sulla piattaforma streaming all’inizio del 2019, è stata la meno guardata o, almeno, la meno chiacchierata sui social.

La serie creata da Mark Hudis a partire dai romanzi omonimi di Lemony Snicket, (pseudonimo di Daniel Handler), era iniziata nel 2017 con una prima stagione assolutamente originale e ironica, e da subito era divenuta il fiore all’occhiello delle produzioni originali Netflix. Il finale aperto della prima stagione aveva da subito creato la speranza, nel fandom, che la serie sarebbe stata rinnovata, e infatti, di lì a poco Una serie di sfortunati eventi, fu così “fortunata” da ricevere il rinnovo per ben due ulteriori stagioni. La notizia era stata celebrata da tutto il mondo dei social con grande gioia, ma poi arrivò la seconda stagione, la quale purtroppo risultò ripetitiva: ogni episodio dei dieci di cui era composta sembrava uguale al precedente e, a loro volta, tutti una sterile copia della prima stagione; neppure l’incredibile interpretazione di Neil Patrick Harris (il Barney di How I met your mother) nei panni del malvagio Conte Olaf è riuscita a risollevare una stagione a dir poco noiosa. Così  sui social, la serie è iniziata lentamente a sparire: un vero peccato perché di lì a poco sarebbe uscita la terza e conclusiva stagione, di soli sette episodi questa volta.

La terza stagione segna un decisivo cambio di rotta rispetto alla precedente. Tutti i personaggi, infatti, si liberano delle etichette del ruolo che in passato avevano fedelmente assunto per trasformarsi in qualcosa di diverso: vedremo i buoni essere meno buoni e fare anche cose molto malvagie, e i cattivi diventare quasi degli eroi. La storia di Violet, Klaus e Sunny Baudelaire, orfani e rimasti senza casa all’inizio della serie, può essere definita come un percorso di crescita che i tre bambini devono affrontare, ricercando una nuova guida che possa sostituire quella dei loro genitori, ma purtroppo gli adulti non si dimostrano all’altezza di questo compito; i nostri tre sfortunati orfani, affrontano molteplici avventure sempre inseguiti dal Conte Olaf, malvagio e losco personaggio in cerca della loro fortuna, ma per quanto le loro doti intellettive gli siano d’aiuto nel corso delle loro peripezie, essi sono ben lontani dalla saggezza. In uno degli episodi più a fuoco e interessanti della stagione conclusiva, i Baudelaire si ritrovano ad affrontare in tribunale il Conte Olaf e, qui, vediamo emergere tutta la loro ingenuità nei concetti di Bene e Male.

La serie si sarebbe potuta concludere così, con l’arresto e la condanna del cattivo, senza nessuna possibilità di redenzione per lui e i suoi scagnozzi, e con un “e vissero felici e contenti” per i cosiddetti buoni della storia. Ma il nostro onnipresente narratore, Lemony Snicket, ci aveva avvertiti, la storia non ha un lieto fine e, come sappiamo da tempo, il racconto che ci viene narrato è quello dei tre orfani, ma questa storia non inizia realmente con loro né si esaurisce con Violet, Klaus e Sunny. Nel finale di stagione e della serie, ci viene mostrato uno stralcio di ciò che precede le avventure dei bambini, e ci viene mostrata l’altra faccia dei nostri personaggi: comprendiamo, assieme ai tre sventurati orfani, che non sempre i malvagi sono cattivi e che anche il peggiore dei villain può essere capace di azioni eroiche. Una volta compresa la relatività del Bene e del Male, i nostri orfani sono pronti a vivere nuove avventure, senza più necessitare di una guida che gli indichi la strada da percorrere ma, anzi, loro stessi sono pronti a fare da guida agli altri.

Così si conclude una vera e propria epopea: per l’ultima volta vedremo Violet intenta a legarsi i capelli mentre pensa ad una delle sue geniali invenzioni, un’ultima volta Klaus farà un’importante scoperta in un libro e Sunny, per l’ultima volta, ci meraviglierà per la sua precocità, i denti aguzzi e forti e la sua intelligenza. Il cerchio si chiude e anche laddove uno Snicket perde le tracce dei Baudelaire e non può, quindi, concludere la loro narrazione, ne subentra un altro a finire al suo posto.

Quindi, come dicevamo all’inizio, è un vero peccato essersi persi la terza stagione di questa saga apparentemente infinita, perché la serie di Hudis, a differenza di quello che abbiamo dovuto far noi, non va analizzata nelle sue singole stagioni, piuttosto deve essere vissuta come un’unica vicenda, una storia divertente, ironica, appassionante ed emozionante che va gustata tutta d’un fiato, e credeteci, se vi diciamo che alla fine non vi pentirete di non aver guardato dall’altra parte.