The Frankenstein Chronicles – Le cronache dell’abominio: la recensione della serie

Londra, 1827. Il Tamigi riporta a riva il corpo senza vita di una bambina; solo in seguito, il detective Marlot (Sean Bean) capirà che in realtà non si tratta di una sola vittima, bensì delle membra di più bambini riassemblate in un unico corpo. Che sia l’opera di un chirurgo? Le indagini porteranno Marlot a confrontarsi con esponenti della politica e della chirurgia, mentre parallelamente combatte con i propri demoni.

La serie creata da Benjamin Ross (regista di tutti e sei gli episodi) e da Barry Langford, si presenta come una crime story, a metà strada tra The Alienist e Taboo, che si muove tra medicina e scienza, tra sacro e profano, attraverso le strade e le fogne di una Londra sporca, pericolosa e corrotta, dove nessuno è realmente chi dice di essere e dove il confine tra scienza e pazzia è molto sottile.

Il poster della serie Netflix con al centro il protagonista Sean Bean.

Benjamin Ross dirige un cast di primo livello, dove spicca la performance di un grandissimo Sean Bean che veste i panni di un uomo intelligente e dalle mille risorse, ma tormentato da un passato difficile e sofferente, che gli fa costantemente visita nei suoi sogni; uno Sean Bean in stato di grazia che con la sua sola presenza illumina la scena. Da ricordare però anche le interpretazioni di Richie Campbell nel ruolo di Nightingale, braccio destro di Marlot, e di Anna Maxwell Martin nei panni di una misteriosa Mary Shelley, la famosa autrice del romanzo Frankestein. La regia di Ross è ben eseguita, molto attenta ai particolari e intenta a mostrarci una Londra dalla doppia faccia: una benestante, dove le persone di alto ceto sociale lottano per il potere e per i propri interessi, e una povera, dove le famiglie sono costrette a vivere in condizioni disperate e dove i bambini orfani lottano per un tozzo di pane, cercando di sopravvivere al gelo e alla fame. La scenografia fa la parte del leone, così come la sceneggiatura, convincente e incalzante dal primo all’ultimo episodio, in un crescendo di tensione che culmina in un finale memorabile. L’unico difetto riscontrabile è una fotografia non eccezionale e poco affascinante, ma si tratta davvero di una piccola cicatrice sul volto della serie.

In conclusione, una serie adatta a coloro che amano le crime story che mescolano scienza e fantascienza ambientate nel 1800 e che apprezzano l’evolversi della storia nonostante ci sia qualche pecca dal punto di vista visivo.