Siamo giunti finalmente alla seconda stagione di Suburra – La serie, un nuovo tassello che ci porterà prima o poi all’epilogo che conoscete bene se avete visto il film omonimo del 2015 da cui questa serie è tratta. In questo secondo atto, ci troviamo di fronte a personaggi che sono più familiari a quelli di cui ci ricordavamo nel film di Sollima, non sono più raccontate le origini ma bensì la maturazione, la consapevolezza e l’ascesa dei vari Aureliano, “Spadino”, “Lele”, “Samurai” e tutti gli altri.

Le vicende della prima stagione qui proseguono in maniera forsennata, ogni puntata è pregna di episodi e vicende fondamentali per i fini della trama orizzontale, si è immersi ancora di più all’interno di un mondo che non perdona nessuno sbaglio e dal quale è difficile separarsi se non pagando un caro prezzo; soprattutto un mondo che, come viene mostrato, ingloba varie branche della società (in questo caso romana) ma più in generale nazionale: dalla polizia corrotta, i politici comprati e i siciliani che mettono sotto scacco capi mafia della capitale per il potere territoriale fino ad arrivare al vaticano, gli zingari e le associazioni per l’accoglienza degli immigrati. Proprio quest’ultimo punto fa capire che gli sceneggiatori e il regista hanno voluto creare uno specchio che per quanto fantasioso, riuscisse a riflettere nella maniera più verosimile possibile il disagio politico e i vari problemi di cui l’Italia è afflitta nella realtà odierna: la facilità con la quale si possono usare esseri umani per i propri fini meschini, dal guadagnare voti in parlamento fino al controllo di varie zone territoriali da spartirsi per lo spaccio di droga e il potere dei clan.

Come ci ribadisce Suburra ogni volta, tutti i personaggi in questa storia sono esseri edonisti, squallidi, pronti a qualsiasi cosa per il proprio tornaconto, non esistono scampoli di redenzione, anzi, più si va avanti e più si assiste ad un declino inevitabile e consapevole. Gli amici sono tali fino a che servono per i propri scopi, le alleanze e i doppi/tripli giochi fragili e violabili in ogni momento, a seconda di come tiri il vento delle opportunità e del guadagno. Proprio questo aspetto viene evidenziato in questi nuovi otto episodi. In ogni puntata ci troviamo di fronte a dei piani che sappiamo possono cambiare da un momento all’altro, proprio per il fatto che i protagonisti si trovano circondati su tutti i lati da diverse situazioni che cercano di comprarli e “maneggiarli” come strumenti per uno scopo ancora più grande e diabolico. Quando qualcuno cerca di ribellarsi al potere e tentare di uscire dal vortice per rifarsi una vita, subito viene rimesso al proprio posto, facendoci capire che anche se si sono scontati i debiti e i favori fatti in passato, nel corso della prima stagione, oramai si è incatenati per sempre sotto ricatto continuo ad un gioco di potere instabile ma violentissimo.

In tutto ciò va sottolineata una nota di merito a Netflix che, disponendo di una certa indipendenza produttiva, permette grande libertà artistica agli addetti ai lavori, capaci così di poterci mostrare quanto più possibile la violenza: scene di azione e sparatorie che nulla hanno da invidiare alle pellicole americane, il sangue, mai nascosto e fondamentale per descriverci lo squallore del mondo criminale e scene di sesso etero e omosessuale dirette, intime e visivamente pungenti.

Per quanto riguarda il comparto attoriale, su tutti spicca la performance di Alessandro Borghi nelle vesti di Aureliano, futuro “Numero 8”, oramai sdoganato come uno dei migliori attori del nostro paese. Le sue espressioni gelide, i suoi continui cambi di umore e sbalzi di personalità hanno creato nell’immaginario collettivo, le fattezze di un personaggio che difficilmente verrà dimenticato. Un’altra caratteristica di questa seconda stagione da sottolineare è l’evoluzione di un altro protagonista, lo “Spadino” interpretato da Giacomo Ferrara, un ruolo che nel film dava il via ad una reazione a catena fondamentale per lo sviluppo della trama ma che, allo stesso tempo, faceva poco più di una comparsata, ucciso dallo stesso Aureliano con cui in questa serie, soprattutto nelle ultime puntate stringe un grande legame: “Te vojo bene…” è la dichiarazione che i due si fanno alla fine con fatica, perché certe persone preferiscono agire, mascherarsi e tenersi tutto dentro, non c’è spazio per le lacrime e i sentimenti quando ogni giorno devi coprirti le spalle, poiché potrebbe essere l’ultimo.

Questa seconda stagione è ancora più cinica e imprevedibile della prima, ha il pregio di non miticizzare i protagonisti della storia, si viene attratti e coinvolti dalle loro malefatte pur sapendo comunque che sono esseri ripugnanti, senza nessuno spiraglio di redenzione. Essi incarnano il male più assoluto, ognuno nella sua declinazione, e come con tanta ferocia entrano nella nostra vita mostrando un mondo al quale magari non si è legati ma che ci circonda, con la stessa facilità se ne vanno, alcuni morendo in maniera così veloce e fredda da ricordarci l’instabilità e la fugacità di tale realtà.

REVIEW OVERVIEW
Suburra la serie - Seconda stagione
7
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Sono nato a Roma il 9 Gennaio 1993. Amante dell'Arte e appassionato di disegno. Diplomato al Liceo Artistico Caravaggio "ex Mario Mafai" nel 2012, successivamente mi sono iscritto alla Scuola Internazionale di Comics dove ho conseguito il secondo diploma nel 2015. Da sempre fissato col Cinema e le serie tv, durante gli anni del liceo ho iniziato a seguire i primi Youtubers che trattavano di questo tema e di conseguenza ho aperto il mio canale a tema recensioni il 25 Aprile 2017. Attualmente vivo a Roma.