Sharp Objects: la recensione della serie targata HBO con Amy Adams

Sharp Objects è indubbiamente il gioiellino targato HBO di questa estate 2018 che, diciamocelo pure, si preannunciava estremamente piatta senza una nuova stagione di Game of Thrones. La miniserie, in otto episodi, non solo è un regalo da parte della famosa casa di produzione che ci aiuta ad ingannare il tempo in attesa di nuovi avvincenti episodi delle sue serie di punta, ma è una storia che ci racconta la stagione più calda dell’anno.

L’estate degli Stati Uniti del sud, dove nella cittadina di fantasia Wind Gap, Missouri, il ritrovamento dei cadaveri di due ragazzine è la causa del ritorno della giornalista Camille Preaker (Amy Adams), nella casa di famiglia, per poter indagare sull’orrore che ha colpito la sua città natale. Wind Gap ci viene presentata come il classico paesino del sud, un po’ arretrato, chiuso in sé stesso e nelle sue tradizioni, ostile agli stranieri, ma soprattutto tranquillo, forse fin troppo, dove tutti conoscono tutti e niente di esaltante succede mai. In realtà, proprio questa calma sarò spezzata dal brutale duplice omicidio che permetterà al contempo di svelare la natura oscura di questa cittadina.

La miniserie, creata da Marti Nixon e diretta da Jean-Marc Vallée (Big Little Lies, Dallas Buyers Club), è basata sul primo romanzo di Gillian Flynn, dai cui libri sono state tratte già due pellicole di successo: Gone Girl – L’amore bugiardo diretto da David Fincher e Dark Places interpretato da Charlize Theron. L’autrice, inoltre, ha curato la sceneggiatura per la miniserie, che non a caso è molto fedele al libro, tanto che nel finale lo riprende passo per passo.

Amy Adams è la protagonista Camille Preaker in una scena della serie Sharp Objects.

Come tutte le opere della Flynn, anche Sharp Objects non è semplicemente un thriller psicologico; il mistero che avvolge Wind Gap, le due ragazzine assassinate e ai cui cadaveri sono stati strappati i denti, sono solo la cornice di una vicenda ben più complessa e personale, quella che coinvolge la nostra protagonista e la sua famiglia. Il vero tema della serie, sembra essere il rapporto tra madre e figlia e tutte le sue infinite declinazioni: quanto un rapporto così basilare e fondamentale per ogni essere umano, può in realtà divenire nocivo e malsano? Già nel corso del primo episodio, grazie ad una serie di brevi flashback, in cui la giovane Camille è interpretata da Sophia Lillis, (la Beverly Marsh in It: Capitolo Uno), ci è chiaro quanto il difficile rapporto con la madre Adora (Patricia Clarckson) e la prematura scomparsa della sorellina, abbiano segnato Camille.

La parola “segnato” è qui estremamente calzante, in quanto scopriamo al termine del primo episodio il male che affligge e caratterizza il personaggio della giovane ragazza: fin dall’adolescenza, Camille segna sul suo corpo, attraverso dei tagli, parole che cicatrizzandosi restano indelebili sulla sua pelle e che oramai, giunta all’età adulta, la ricoprono interamente. Altro personaggio fondamentale, è Amma (Eliza Scanlen), sorellastra adolescente di Camille e profondamente legata alla madre, impegnata, anche lei, a competere per l’affetto della propria figura genitoriale e con il fantasma della sorellina morta. Il rapporto di Adora con Amma, a differenza di quello difficile fatto di odio e amore con Camille, è estremamente positivo. Amma asseconda, o meglio inganna sua madre, fingendosi una brava ragazza per non perderne l’amore, ma in realtà al di fuori della casa di famiglia, subisce una trasformazione, divenendo una ragazza precoce, provocante e disinibita. La relazione tra queste tre donne diventa il perno della serie e, infine, anche il centro del mistero di Wind Gap.

Camille Preaker (Amy Adams) e la madre Adora (Patricia Clarkson) insieme in una scena tratta dalla serie.

Per comprendere al meglio la bellezza di questa serie e convincervi definitivamente a guardarla, basterà citare, in ultimo, la magnifica fotografia di Yves Bélanger e la colonna sonora, fondamentale in questa serie, con ben quattro brani dei Led Zeppelin (In The Evening, Thankyou, I Can’t Quit You Baby, What is and What Should Never Be).

Sharp Objects non è un crime perciò se siete in cerca di adrenalina, colpi di scena, e un serial killer impossibile da individuare questa serie riuscirà ad accontentarvi solo in parte. Essa vi racconterà, invece, di una piccola cittadina, delle sue bellezze ma anche dei suoi segreti, e delle donne, dei modi in cui queste possono fare del male a sé stesse e agli altri. Fotografia e soundtrack da sole sarebbero un motivo sufficiente per iniziare la serie, ma per i più esigenti tra voi aggiungiamo le magnifiche interpretazioni di Amy Adams, Patricia Clarckson e della diciannovenne Eliza Scanlen.