L’amica geniale: recensione in anteprima di un orgoglio italiano

Ogni cinefilo e telefilm addicted del mondo lo sa, l’estate è un periodo di magra per il cinema e per le serie TV e difficilmente si raggiungono grandi numeri al botteghino. La stagione che preferiamo, per questo, è l’autunno durante la quale, insieme al freddo e alle piogge tornano le premiere, le nostre serie preferite, i festival del cinema, insomma comincia un periodo di grande fermento per il mondo dello spettacolo. Oltre ai grandi ritorni televisivi – come la nuova stagione di American Horror Story o di Grey’s Anatomy –  e alle nuove uscite nelle sale – First Man di Chazelle o Venom con Tom Hardy – per citare quelle più prossime, questo inizio di autunno ci regala un altro evento eccezionale: nelle sale italiane è stato possibile per soli tre giorni (1-2-3 ottobre), vedere in anteprima assoluta i primi due episodi della serie “L’amica geniale” presentati alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia.

La serie è la trasposizione televisiva dalla tetralogia di Elena Ferrante,  le Neapolitannovels, come sono conosciute all’estero, e cioè: “L’amica geniale”, “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e chi resta” e “Storia della bambina perduta”. L’amica geniale, co-prodotta dall’emittente statunitense HBO, Rai Fiction e TimVision – e portato nelle sale da NexoDigital –  rappresenta un unicum italiano, poiché sarà infatti trasmessa in contemporanea in Italia e negli States in lingua originale, a partire dal 18 novembre. Si può parlare di un vero e proprio evento: è la prima serie in lingua straniera (italiano e napoletano) per il network de Il Trono di Spade.

L’adattamento di Saverio Costanzo (La solitudine dei numeri primi), nella sua prima stagione, seguirà gli eventi del primo libro, che racconta le vicende di due amiche, Lila e Elena, dalle elementari fino ai 16 anni, nella Napoli del secondo dopoguerra. La città che fa da sfondo, che è al contempo protagonista di questa storia, è sia simile che diversa dalla Napoli di oggi: presenta tutte le bellezze e contraddittorietà che conosciamo, ma è dipinta anche come una città che non ha ancora superato la guerra, il fascismo e il dolore, la rabbia e la distruzione che si sono lasciati alle spalle. Tema portante è quello dell’amicizia: in un video di promozione della serie, rilasciato dalla HBO, Saverio Costanzo regista e co-sceneggiatore della serie ha infatti affermato che essa è “A story of a friendship, a story that everybody understands, and is even more moving and emoziona than a love story.”

 

Un’immagine che mostra le due attrici protagoniste dei primi due episodi, intitolati “Le bambole” e “I Soldi”.

Il libro

“Ferrante’s novels is like an addiction, once you start reading you cannot stop.” – Saverio di Costanzo

L’amica geniale è quindi la storia di una amicizia. La trama è semplice e può spesso risultare scontata, in quanto la vicenda che viene narrata è quella che potrebbe caratterizzare molti romanzi rosa. Di certo non è la trama avvincente che ha reso così famosa questa tetralogia, piuttosto il modo in cui essa è raccontata, scritta e descritta, una vicenda  nient’affatto straordinaria ma, al contrario, estremamente ordinaria. Tutto ciò che leggiamo è credibile, autentico e non fatichiamo ad immedesimarci nei personaggi, perché ad ognuno di noi è capitato qualcosa di simile.

Ciò che rende speciale la storia è proprio la sua verosimiglianza con la realtà, in quanto non ci viene raccontata la storia di una amicizia idilliaca ma realistica, fatta di tutte le contraddizioni di cui i rapporti di amore e di amicizia sono fatti. Lila e Elena si amano ed odiano, si stimano e invidiano, paradossalmente ciò che le lega è anche ciò che talvolta le allontana. Sono in perenne competizione tra loro, fin dalle elementari, ma proprio questo elemento le unisce e le spinge a dare sempre il meglio di loro stesse. Ciascuna vuole dimostrare all’altra di essere brava in tutto, geniale per l’appunto, sia per dimostrare di essere all’altezza dell’amicizia che le lega sia per dimostrare di poter fare a meno di quell’amicizia, di esserne superiore e migliore. Non possono stare l’una senza l’altra, ma talvolta per entrambe il loro rapporto è soffocante: per Lila perché le mostra cosa ha perduto, cosa avrebbe potuto avere dal mondo e dalla vita se non avesse commesso certi errori, per Elena perché la risucchia in un mondo, quello del rione, della Napoli ignorante e sguaiata, che non sente come proprio pur essendoci nata, di cui talvolta ha nostalgia ma che vuole comunque lasciarsi alle spalle.

There is someone in your life that help you to be a better person that you love and envy. My Brilliant Friend is a story of a friendship but we don’t know until the really end who is the brilliant one.”

Il libro è presentato come la reazione di Elena alla scomparsa dell’amica Lila all’età di sessant’anni. Elena non può lasciare che Lila sparisca del tutto portandosi via la loro storia e per questo, appresa la notizia della scomparsa di Lila, che oramai ha lasciato la sua casa e suo figlio da due settimane, inizia a scrivere della loro amicizia a partire dal momento in cui si sono conosciute. Nei quattro libri che compongono la saga, seguiremo questi due personaggi e i molti altri che, in un modo o nell’altro, sono entrati nelle loro vite, nella loro infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia. Vedremo queste bambine crescere, cambiare ed evolversi insieme al loro rapporto e soprattutto vedremo Napoli e l’Italia negli anni di maggior fermento per la nostra Repubblica.

Una scena tratta dalla serie L’amica geniale che mostra Lila ed Elena in versione bambina.

La serie

La serie mantiene il tono personale e soggettivistico della narrazione del libro, il punto di vista è quello di Elena, oramai anziana, che racconta la storia di Lila e attraverso questa la sua stessa storia, quella della sua città e dell’Italia del dopoguerra. Nell’adattamento televisivo vi sarà, dunque, una voce narrante, quella di Elena, che ci introdurrà nel rione napoletano dove è nata e cresciuta e dove le due si sono conosciute da bambine. Alla voce di Elena, però, si aggiunge la voce del rione, attraverso continue conversazioni, -gli ‘nciuci-, che le donne  hanno tra loro mentre sono affacciate al balcone.

Così, attraverso la voce di Elena e le urla, gli scherni e i bisbigli delle comari, ci vengono presentate le famiglie del rione, i Cerullo, i Greco, i Peluso, i Carracci e i Solara. Se inizialmente le sequela di nomi e parentele che ci vengono propinati può confondere lo spettatore, in seguito la bravura degli attori e di una regia molto attenta ai dettagli e agli sguardi, ci permette di cogliere aspetti e relazioni che non sono esplicitate. Quelle che nel libro vengono presentate come ipotesi, ragionamenti e idee che le due protagoniste hanno tra di loro, per lo più frutto della loro immensa fantasia, nella serie, invece, vengono espresse attraverso un gioco di sguardi e mezze frasi che non rappresentano certezze ma permettono comunque allo spettatore di comprendere il non detto del rione.

I primi due episodi (“Le bambole” e “I Soldi”) presentati in anteprima nelle sale italiane, sono incentrati sugli anni delle elementari, mentre le due bambine si districano fra le difficoltà della vita nel rione, della povertà e l’esigenza di migliorare la propria condizione con lo studio, tra il dialetto usato in famiglia e l’italiano della scuola e tra la legge (dell’omertà) del rione e la legge dello Stato. Fin dal primo episodio siamo catapultati in un mondo completamente diverso dal nostro ma a cui ci sentiamo vicini e che possiamo capire.

Lila ed Elena in versione più cresciuta e matura e che vedremo nel corso della restante stagione.

Lila e Elena

Come abbiamo detto in precedenza, le protagoniste della vicenda sono quindi due bambine di un rione napoletano, Lila e Elena. La loro amicizia nasce inizialmente come una competizione tra i banchi di scuola, a chi sia la più brillante studentessa. Da subito Elena è colpita dall’intelligenza di Lila e decide di esserle amica così da poter divenire simile a lei.

“Mi ricordo che proprio quel giorno mi convinsi, allora, che se fossi andata sempre dietro a lei, alla sua andatura, il passo di mia madre avrebbe smesso di minacciarmi. Dovevo regolarmi su quella bambina e non perderla mai di vista, anche se si fosse infastidita e mi avesse scacciata.”

Lila, è forte, coraggiosa, un maschiaccio. Tutta sporca e spettinata, scura, con uno sguardo cattivo ma furbo e intelligente, che vede laddove quello delle altre bambine si ferma. Elena, bambina buona, diligente nello studio, educata e simpatica a tutti, ammira e invidia Lila, perché è tutto ciò che lei vorrebbe essere ma teme di non poter mai diventare. Inizia quindi a seguirla, imitarla, per poter così esserne all’altezza, e questa amicizia finirà col migliorarla, spingerla oltre i suoi stessi limiti.

“Chell che faje tu o facc io”

Il rapporto complesso tra Lila e Elena ci appare, già da questo piccolo assaggio della serie, ben rappresentato e decisamente all’altezza delle aspettative dei lettori. Merito, questo, di una regia accorta, una fotografia che gioca con diverse tonalità del seppia, così da suggerirci l’idea di un tempo andato, sbiadito, e non in ultimo, di una interpretazione eccezionale da parte delle due bambine che vestono i panni di Lila (Ludovica Nasti) e Elena (Elisa Del Genio), e che nonostante la giovane età riescono a suggerirci, con un semplice sguardo, una variegata gamma di emozioni.