Bojack Horseman: la recensione della quinta stagione della serie Netflix

Attenzione: l’articolo che segue contiene spoiler della quinta stagione di Bojack Horseman.

Descrivere una serie come Bojack Horseman è sempre un’impresa: per quanto sia un prodotto d’animazione, risulta essere tremendamente reale. In un modo tutto suo riesce spietatamente a parlare di noi e per noi: la depressione, l’ansia del successo, ricordi che non fanno che perseguitarci, responsabilità che non siamo in grado di ammettere a noi stessi. Un percorso di accettazione di sé e dei propri difetti che continua a tirare fuori ottimi risultati, anche con questa quinta stagione, sempre scritta da Raphael Bob-Waksberg e prodotta da Netflix.

Collegandosi a doppio filo con gli ultimi eventi della passata stagione, la storia si incentra sulla realizzazione della serie TV “Philbert”, scritta dal narcisista, ma con un forte complesso di inferiorità, Flip McVicker e prodotta dall’onnipresente Princess Carolyn, risoluta più che mai ad adottare un bambino da sola. Nel mentre, Diane e Mr. Peanutbutter cercano, a modo loro, di superare le difficoltà scaturite dal loro divorzio: la ghostwriter proverà sulla sua pelle il dover essere nuovamente indipendente, non più sorretta dall’aiuto economico del marito. Mr. Peanutbutter, oltre ad essere il co-protagonista della serie, si butterà invece in una nuova relazione amorosa con la ventenne Prickles, estremamente superficiale e in cerca della fama che solo Hollywood saprebbe darle.

In tutto questo miscuglio di storie intrecciate tra loro (tra cui le strambissime avventure di Todd, ancora una volta doppiato da Aaron Paul) si staglia la figura di Bojack; è lui il protagonista di “Philbert”, e tutto sembra andare per il meglio. Ma non è mai stato così solo. Sempre più incapace di esprimere i sentimenti che prova, il cavallo più amato della televisione continuerà la sua personale battaglia contro i propri demoni, arrivando a mettere in dubbio cosa sia reale e cosa no.

Una scena tratta dalla serie Bojack Horseman, ormai arrivata alla sua quinta stagione.

Per quanto la trama e lo sviluppo dei personaggi non siano al livello della terza stagione, il nuovo prodotto Netflix cerca di sopperire a tale mancanza puntando su una forte emotività, utilizzando a volte una vera e propria meta-narrazione. Esemplare in questo caso è la sesta puntata, “Churro gratis”: per ben venticinque minuti Bojack si rivolge a coloro che lo guardano. Non succede nulla, e lo scenario non accenna a cambiare; ci troviamo unicamente di fronte al discorso per il funerale di sua madre.

Chi guarda è costretto a subire tutto il contorto sparlare del cavallo, in alcune casi anche controvoglia, vista la lunghezza e la staticità, ma in quello sfogo c’è tutta la filosofia di questa serie. Bojack è confuso, non sa come esprimere la propria rabbia, ma nello stesso tempo si rende conto della tristezza che lo pervade, trasformando la puntata in una vera e propria confessione di un figlio su una madre insoddisfatta e assente.

Lo stile dell’opera resta visivamente invariato, e anche i protagonisti non subiscono mutamenti, con l’unico elemento di novità rappresentato da Prickles, la nuova eccentrica ragazza di Mr. Peanutbutter, disegnata con le sembianze di un’avvenente carlino.

Le conversazioni esistenziali tenute da Bojack sono l’aspetto che più colpisce di questa serie Netflix.

Per quanto rimanga un personaggio ancora marginale, visto il poco approfondimento sulla sua personalità, Prickles si fa sentire, anche molto rumorosamente: il suo è un parlare continuo, veloce, quasi irritante, e la sua superficialità, legata allo stile di vita che segue e ai sogni di gloria hollywoodiani, la rendono un personaggio quasi inquietante, ai limiti della distopia; perfino Mr. Peanutbutter non riesce a sopportarla. Nei pochi momenti in cui cerca di essere più di una semplice foto su Instagram, non fa che mostrare tutta la sua pochezza in fatto di relazioni umane e responsabilità.

In conclusione, la quinta stagione di Bojack Horseman risulta un prodotto di altissima fattura, ancora ineguagliata per stile e tematiche trattate, con una profondità di contenuto da far invidia a molte serie con propositi molto più alti.

Attraverso storie sconclusionate e personaggi così reali da sembrare impossibili, Bojack ci mostra come sia impossibile essere descritti solamente come buone o cattive persone, ma semplicemente persone, e nessuno ci darà mai dei pareri costruttivi sulle nostre colpe; sta all’individuo ammettere a sé stesso i propri fallimenti.