QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER SULLA PRIMA STAGIONE DI BABY!

Dal 30 Novembre è disponibile sulla piattaforma streaming più famosa al mondo, la serie originale Netflix Baby. Baby è composta da sei episodi e si tratta di una delle prime produzioni interamente italiane del colosso streaming americano, pubblicizzata come la trasposizione televisiva di un importante fatto di cronaca del 2013: quello delle baby squillo dei Parioli.

La miniserie ruota intorno a due ragazze, Chiara (Benedetta Porcaroli) e Ludovica (Alice Pagani) che, alle prese con genitori assenti e spesso più immaturi dei loro figli e i classici amori, tradimenti e bugie tipiche di qualsiasi teen, sono coinvolte in un giro di prostituzione. Baby si svolge nello stesso quartiere romano dello scandalo del 2013, ossia i Parioli, da sempre ritenuto il centro della “Roma bene”, luogo dove vivono e lavorano “quelli che contano”: professionisti, politici, business man e così via. E qui finiscono le similitudini con la vera storia delle baby squillo.

Tra queste persone “per bene” vi è proprio la famiglia di Chiara, costituita da due genitori in piena crisi matrimoniale ma che nascondono alla società benpensante la loro separazione e una figlia modello, che si impegna a scuola, ha buoni amici e sogna di studiare in America. Dall’altro lato abbiamo Ludovica, genitori divorziati, un difficile rapporto con il padre e una madre “per amica”, che abbina il suo smalto a quello della figlia e intraprende malsane storie d’amore che imbarazzano Ludo, la quale, a sua volta, è presa di mira a scuola per un video hard girato con il suo ex. Ai drammi familiari si aggiungono poi amori non corrisposti, gelosie e bullismo, tutte tematiche tipiche dei teen drama degli ultimi anni che, in questo caso, sono trattate spesso in maniera superficiale e stereotipata.

La vera storia delle baby squillo dei Parioli

Nell’ottobre del 2013, in Italia, scoppiava lo scandalo della baby squillo. Nel quartiere romano dei Parioli, in un hotel e in una casa in piazza Fiume, si consumava un giro di prostituzione che coinvolgeva due giovanissime della Roma bene. I clienti delle due ragazzine di 14 e 15 anni erano uomini d’affari, politici, padri di famiglia, che affermeranno poi di non aver mai saputo che le ragazze fossero minorenni. Al centro dello scandalo vi fu anche il marito dell’allora senatrice Mussolini, il quale ha patteggiato una pena di un anno di reclusione e una multa pari a 1.800 euro. Il marito della senatrice ha in seguito raccontato che aveva contattato le ragazze tramite un sito “bakeka incontri” dove le due pubblicavano annunci dai titoli allusivi, come ad esempio “Lolita”.

Inizialmente gli incontri avvenivano in auto ed erano sporadici, ma ben presto il giro di prostituzione si allargò e il luogo degli incontri divenne il seminterrato di una casa dei Parioli, messa a disposizione da Nunzio Pizzacalla e Mirko Ieni. Le due ragazzine affermarono, durante gli interrogatori, di aver iniziato quasi per “gioco” e di essersi poi adattate: “Svuotavo la testa e dicevo vabbè tanto è un’ora, poi è finito”. L’elemento politico, in particolar modo l’emendamento voluto dalla Mussolini per cui se un uomo non conosce l’età della prostituta e questa si rivela essere minorenne non veniva punito come se conoscesse la vera età della ragazza, viene a mancare del tutto nella serie TV, così come il coinvolgimento della madre di una delle due ragazze che, scoperto il giro d’affari, ha favorito la prostituzione della figlia.

Baby: una storia vera diventata troppo semplicistica e superficiale

La vera vicenda, insomma, è stata ripulita di tutti gli aspetti realmente scabrosi che hanno reso questo fatto di cronaca uno degli scandali di maggior impatto degli ultimi anni. La vicenda è stata semplificata e resa “più innocente”: così infatti appaiono le due ragazze, le loro famiglie e amici che, nonostante ne combinino di ogni, sono in fondo dei buoni. Addirittura i due, unici, clienti che ci vengono mostrati nella serie sono affabili, affascinanti, dolci, insomma sono quasi simpatici tutto sommato.

Eliminare l’elemento politico è stata sicuramente una mossa strategica per l’adattamento che consentiva, inoltre, di far emergere una nuova chiave di lettura della vicenda. A differenza del lavoro scandalistico compiuto dai media nel 2013/2014, che puntarono i riflettori sui clienti e gli sfruttatori più che sulle ragazzine e che interpretavano la vicenda nei termini di carnefici (i clienti) e vittime (le ragazze), la miniserie Netflix, invece, aveva l’opportunità di ribaltare questa lettura e di indagare in modo approfondito sulle motivazioni che hanno indotto alla prostituzione due ragazze che, in fin dei conti, non avevano bisogno di denaro, e quindi, non lo facevano per necessità.

Sebbene la serie abbia dei momenti anche molto positivi in cui punta in questa direzione, senza però dimenticare che si tratta della storia di due giovanissime e di uomini che le hanno sfruttate per il loro tornaconto, per la maggior parte del tempo, perde di vista il suo reale intento e viene risucchiata dai drammi adolescenziali dei suoi protagonisti. Sembrano infatti più centrali le questioni di amore, droga, omosessualità e bullismo che coinvolgono personaggi secondari rispetto alla vicenda, come Damiano (Riccardo Mandolini) e Fabio, piuttosto che il giro di prostituzione, il quale emerge solo negli ultimi episodi ma rimane sempre uno sfondo rispetto alla storyline principale, ossia la storia d’amore tra Damiano e Chiara.

In questo mare di teen drama, si perde anche la caratterizzazione dei personaggi, che nel giro di pochi episodi cambiano radicalmente e senza una reale motivazione, uno su tutti è Fiore (Giuseppe Maggio) che passa da innamorato di Ludovica a sfruttatore e (SPOILER) omicida. L’unico personaggio credibile, Saverio, interpretato magistralmente da Paolo Clabresi, viene (SPOILER) fatto fuori nel finale, proprio quando la sua figura iniziava a prendere le sembianze del vero villain della storia.

Le motivazioni che spingono le due giovani alla prostituzione rimangono un vago accenno nel corso degli episodi e sono sempre meno chiare: Ludovica ha bisogno di soldi per poter continuare a frequentare l’istituto scolastico Collodi nel quale viene continuamente bullizzata da tutta la scuola, dunque perché darsi tanto affanno per rimanerci? Chiara, invece, i soldi non li vuole neppure e quando li ottiene li usa per comprare cose che i suoi genitori sarebbero lieti di comprare per lei, pur di ottenere il suo favore. Dunque, potremmo presumere che le sue ragioni siano altre: sì, ma quali? In un dialogo molto poco chiaro, come l’intera sceneggiatura del resto, le due fanno riferimento al senso di potere che sentono quando escono con i loro clienti, al bisogno di sentirsi potenti e adulte, mentre la loro esistenza sembra essere costantemente in mano a qualcun altro: i loro incapaci genitori, gli insegnanti sempre assenti e inutili in questa serie, o gli amici ciechi di fronte alla loro sofferenza. Queste ragioni però vengono solo vagamente accennate e mai chiarite del tutto, per cui risultano solo un vaneggiamento sciocco di due ragazzine.

Baby: quali sono gli aspetti positivi di questa serie Netflix?

La sceneggiatura è sicuramente la nota dolente di questa serie, superficiale, costituita da dialoghi imbarazzanti e al limite del verosimile, che ricordano più un testo di Moccia che il vero modo di parlare dei nostri teenagers. Uniche note positive sono la recitazione di alcuni (pochi ma buoni) attori che seppur giovanissimi hanno carisma da vendere e la soundtrack che mescola bene pezzi nostrani recenti, realmente ascoltati dai ragazzi italiani, e pezzi stranieri d’oggi e più vecchi, che accompagnano bene scene di una Roma quasi da cartolina. Buona anche la regia, soprattutto nei primi episodi, che utilizza l’escamotage dei social per farci comprendere la relazione tra giovani e tecnologia, tra vita reale e vita social: anche nei momenti di maggior smarrimento e disperazione, vedremo stories dei protagonisti sempre allegre, ma finte.

Un altro tema fondamentale che viene toccato nella serie è quello del revenge porn e soprattutto del trattamento differente che uomini e donne subiscono quando si tratta di scandali legati al sesso: una delle poche scene che si salva in questa sceneggiatura per lo più infantile, è quella in cui Camilla difende Chiara dalle prese in giro di alcune ragazze per aver fatto sesso con una ragazzo fidanzato, mettendo in evidenza che gli stessi commenti cattivi non venivano rivolti anche al ragazzo in questione. Infine, un accenno al montaggio di questa serie: alcune scene sono montate così male che fanno riferimento ad altre scene tagliate e di cui, quindi, lo spettatore non sa nulla, altre invece sembrano addirittura in contraddizione tra loro e fanno apparire i personaggi come “bipolari”: ad esempio, Damiano che prima rinuncia a spacciare e subito dopo telefona a Fiore per entrare nello spaccio di cocaina.

Insomma una serie con del potenziale ma che, a causa di una sceneggiatura molto debole ma anche, forse, per la brevità degli episodi, l’inesperienza di alcuni attori e una pubblicità quasi ingannevole, ha funzionato ben poco. Il finale di stagione apriva già ad un sequel e quindi l’ufficializzazione di Netflix era prevedibile nonostante il flop di critica e pubblico. Aspetteremo di vedere questa seconda stagione cosa ci riserva, sperando che sia più a fuoco rispetto alla prima.

REVIEW OVERVIEW
Baby - Prima Stagione
4.5
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Studentessa di psicologia presso l'università degli studi di Napoli Federico II (e no, non posso leggervi nel pensiero), a tempo perso cinefila, bookworm e telefilm addicted. Nata e cresciuta a Napoli, ad acqua pizza e Woody Allen. Possiamo discutere (e scrivere!) di tutto ma non definite pizza quella di Cracco perché non ragiono.