Sharp Objects: dentro la psicologia della serie HBO con protagonista Amy Adams

Sharp Objects è una miniserie televisiva statunitense, creata da Marti Nixon e diretta da Jean-Marc Vallée. La serie è l’adattamento del romanzo Sulla pelle di Gillian Flynn, dai cui romanzi sono state tratte altre due trasposizioni, Dark Places – Nei luoghi oscuri (2016) e L’amore bugiardo – Gone Girl (2014), entrambe per il grande schermo. La vicenda ruota intorno alla scomparsa di due ragazzine nella cittadina di Wind Cap, poi ritrovate morte e prive di denti, ragione per cui Camille Preaker (Amy Adams), giornalista di cronaca nera, ritorna nel paese natale, per scrivere della vicenda.

Vi abbiamo già parlato dettagliatamente della trama nella nostra recensione della miniserie targata HBO quindi se non avete ancora terminato la serie, o se siete indecisi se guardarla o meno, date prima un’occhiata all’articolo appena citato e tornate a leggere questo approfondimento intriso di spoiler una volta terminata la visione della serie. Questo spazio, sarà infatti dedicato ad una riflessione e ad un’analisi del finale della miniserie.

Attenzione: da qui in poi l’articolo presenta SPOILER della serie Sharp Objects

La protagonista Amy Adams interpreta Camille Preaker in una scena di Sharp Objects.

La sindrome di Münchhausen per procura

Nel finale della miniserie, veniamo a conoscenza della connessione esistente tra i due omicidi commessi a Wind Gap e la prematura morte della sorellina di Camille, avvenuta anni prima. Il detective Richard Willis (Chris Messina), inizia a sospettare che la morte della piccola Marian Preaker, (Lulu Wilson), sia in realtà stata opera della madre della bambina, Adora (Patricia Clarkson). Willis, interrogando un’infermiera che aveva assistito Marian in passato, scopre che Adora, madre di Camille, Marian e Amma (Eliza Scanlen), aveva instaurato un rapporto affettivo malsano con le sue figlie, per il quale, amare vuol dire prendersi cura di una persona, quindi per amarle, la donna deve farle ammalare così da poterle guarire e per essere amate, queste, devono lasciarsi avvelenare e poi curare.

Questo assurdo rapporto di dipendenza-amore, che Adora ed Amma interpretano così bene, e che, invece, Camille rifiuta, è in realtà una condizione psichiatrica che prende il nome di “Sindrome di Münchhausen per procura”. La Sindrome di Münchhausen è un disturbo psichiatrico in cui le persone colpite fingono la malattia per attirare attenzione verso di sé. Coloro che ne sono affetti, possono farsi del male deliberatamente pur di essere al centro della scena. La Sindrome di Münchhausen per procura è un disturbo psichiatrico simile, nel quale, però, chi ne è affetto fa del male a qualcun altro, in genere il figlio, per farlo credere ammalato e per poi attirare l’attenzione su di sé. In questo modo otterrà per sé attenzioni, stima e affetto perché si occupa dell’ammalato. (Se vi interessano film su questa tematica vi consigliamo The 9th Life of Louis Drax del 2016).

“I’m just her little doll to dress up.”
– Amma Crellin, Episodio 1: Vanish (Ritorno a casa)

Camille Preaker (Amy Adams) partecipa a un funerale nel corso della serie Sharp Objetcts.

Nella serie osserviamo l’evoluzione di questa patologia: Adora, tiene sotto controllo Amma avvelenandola e Amma, a sua volta, si lascia avvelenare e curare dalla madre per non perderne l’affetto. Quello che la serie ci mostra è come un rapporto così viscerale, come quello tra madre e figlia, possa essere duplicemente dannoso: sia che la madre ami eccessivamente (arrivando a soffocarne ogni libertà), sia che odi la figlia (privandola dell’amore incondizionato che ogni figlio dovrebbe ricevere dal genitore). L’amore di questa madre, Adora, è dato interamente da un unico fattore: quanto le sue figlie si sottopongono alle sue “cure” e quanto, quindi, mostrano di dipendere da lei. Non è un caso che la figlia più amata, con il cui fantasma sia Camille che Amma devono confrontarsi, sia Marian, una bambina docile e sempre malata.

“Amma: She gave you the blue.
Camille: No, I didn’t want it.
Amma: You know what my favorite part about getting wasted is? Mama takes care of me after.
Camille: I think you can take care of yourself.
Amma: I want mama, and she wants me like this.”

Episodio 7: Falling

Patricia Clarkson è Adora Preaker in una scena tratta dal settimo episodio della serie.

La donna in bianco: anche le donne sanno fare del male

Fin dal primo episodio, Bill Vickery (Matt Craven) capo della polizia di Wind Gap e Richard Willis, detective di Kansas City, sospettano che l’assassino sia un uomo. Sebbene i due abbiano idee opposte sulla provenienza dell’assassino – il primo crede si tratti di un forestiero, il secondo, invece, pensa sia un uomo del paese – entrambi ritengono inoppugnabile l’idea che si sia trattato di un uomo. Nessuna donna avrebbe la forza di commettere un simile atto, né fisicamente né emotivamente. Questa convinzione è così radicata che porta i due poliziotti ad ignorare la testimonianza di un bambino che afferma di aver visto una misteriosa “woman in white” portare via una delle due vittime, tacciando la testimonianza come semplice immaginazione di un bambino problematico.

Ancora una volta la casa di produzione HBO – dopo la formidabile Big Little Lies – sfida e rovescia gli stereotipi di genere, mostrando la crudeltà di cui anche le donne sono capaci e i mille diversi modi in cui si fanno del male: pensiamo a Camille, a come ferisce sé stessa, incidendo parole, etichette e insulti sul suo corpo, o alle sue ex-compagne del liceo, alla loro ipocrisia, al modo in cui si punzecchiano a vicenda e si fanno del male con le parole. Le donne, non solo sono capaci di fare del male ma lo fanno per motivi e con modalità ben differenti di quelli degli uomini.

Una scena che vede protagoniste Camille Amy Adams) e Adora Patricia Clarkson).

Paradossalmente, una serie che mostra tutta la crudeltà e la cattiveria delle donne, tutti i loro difetti più che i loro pregi, può essere definita assolutamente femminista, perché ci restituisce un ritratto brutale ma veritiero sulla femminilità e sulla nostra epoca, nella quale, sebbene formalmente le donne siano poste sullo stesso piano degli uomini, nella pratica quotidiana, invece, non lo sono. Alcuni stereotipi di genere sono, infatti, duri a morire: le donne non sono serial killer, non si divertono ad uccidere, non possono avere più partner sessuali poiché il sesso, per loro, è strettamente legato all’amore, devono desiderare una famiglia, volere e amare dei figli, per loro il lavoro non è fondamentale.

My mama says all of the history was written by men so of course they’re gonna make themselves look good”
– Amma Crellin, Episodio 4: Ripe (Torbidi segreti)

La serie, però, non si limita a rovesciare gli stereotipi sulle donne, ma ci mostra anche la maschera di ipocrisia dietro cui si celano gli uomini: a questi ultimi non è concesso piangere, mostrarsi deboli in pubblico, devono essere forti, spietati, devono cercare vendetta e non consolazione. Vittima principale di queste credenze maschiliste, sarà il fratello della seconda vittima, Natalie Keene, John (Taylor John Smith).

 “John: You know people think I did it just because I cry about it.
Camille: Well, you’re a guy. Guys aren’t allowed to have soft emotions.”

Episodio 7: Falling

Amma Preaker, interpretata dall’emergente Eliza Scanlen, nell’episodio finale della serie.

Una serie crime che non è un crime

Giungiamo infine alla domanda che tutti noi ci siamo posti: perché affidare la rivelazione più importante delle serie, ovvero chi sia il vero assassino, ad una scena after-credits?Nella puntata finale di Sharp Objects, Adora viene accusata dell’omicidio della figlia e delle due piccole, Ann e Natalie, scomparse all’inizio della serie mentre Amma si trasferisce a Saint Louis con Camille, pur continuando a far visita alla madre in prigione. Amma stringe amicizia con una vicina di casa, alla quale anche Camille si affeziona rapidamente.

Le due sorelle ritrovano un equilibrio, forse mai davvero posseduto in passato. Camille, per puro caso, negli ultimi minuti dell’episodio, fa una scoperta sconvolgente: nella casa delle bambole di Amma, ritrova i denti delle due ragazzine assassinate. A quel punto l’iconica scena finale della miniserie: Amma giunge in camera e guardando Camille sconvolta rivelerà: “Non dirlo a mamma”. Solo dopo i titoli di coda, capiamo cosa ha davvero scoperto Camille, cosa questa scena significhi. Amma è la donna in bianco,  ha ucciso, forse per gelosia, le due bambine aiutata dalle sue amiche più fidate.

La scelta degli autori di risolvere il mistero della serie, solo dopo i titoli di coda dell’ultimo episodio, è il segno – e non certo l’unico – che la storia di questa magnifica miniserie, non è quella di un assassino e delle sue vittime, non è l’ennesimo crime, bensì una storia più complessa che parla di amore, odio, dipendenza, rapporti malsani, senso di colpa, autolesionismo e dolore. Una storia di donne forti, intelligenti, attraenti, ma che sanno essere brutali e pericolose quanto e, forse, perfino più degli uomini.