Velvet Buzzsaw: la recensione del film Netflix con Jake Gyllenhaal

Il regista di Santa Monica Dan Gilroy torna a raccontare un nuovo spietato microcosmo californiano: siamo a Los Angeles dove il mondo dell’arte contemporanea è governato da melliflui galleristi, da potenti critici e agenti che con una recensione o una parola possono porre fine alla carriera degli artisti. Questo teatrino di capricci, rancori e vendette viene sconvolto quando l’ambiziosa Josephina (Zawe Ashton) trova gli affascinanti e perturbanti quadri di Vetril Dease, suo vicino di casa, morto misteriosamente. La comparsa dei macabri dipinti scatena una spirale di orrore e omicidi ai danni di chi lucra sull’arte del pittore deceduto. Come cita lo slogan del film: l’arte è pericolosa.

Con Velvet Buzzsaw, distribuito sulla piattaforma Netflix, Gilroy descrive, non sempre in modo efficace, i meccanismi subdoli di individui attenti solo al proprio tornaconto, alla bella vita e a macchine di lusso. La passione degli artisti, la poetica dietro ai quadri e alle installazioni non hanno valore se non come trampolino di lancio che permette la scalata al successo a giovani agenti affamati di potere. Ma nel film non è sempre tutto a fuoco: sulla carta ci sono una bella idea, quella di rendere l’arte mortifera, e la presenza di un ottimo cast, composto da Jake Gyllenhaal, Toni Colette, Rene Russo e John Malkovich; tuttavia la sceneggiatura rincorre troppi personaggi poco approfonditi che si esibiscono in performance eccessive. E se la recitazione sopra le righe in Nightcrawler – Lo sciacallo era il tratto distintivo che rendeva intrigante il protagonista Lou Bloom (Jake Gyllenhaal), in Velvet Buzzwaw hanno tutti un’eccentricità che spesso scivola verso un gusto trash.

Il nuovo film di Gilroy mescola diversi colori e prova ad amalgamare sfumature ironiche e horror ed è proprio quando queste diverse tonalità si fondono che Velvet Buzzsaw riesce a colpire, per esempio nelle scene in cui letteralmente la morte diventa parte dell’arte e scatena una certa riflessione già presente nel già citato Nightcrawler – Lo sciacallo: fino a che punto siamo disposti a spingerci per arrivare al successo? Non solo, perché il contesto, quello del business dell’arte, permette di ragionare sulla spietata mercificazione delle opere, su un microcosmo che fagocita gli artisti per poi risputarli una volta passati di moda.

Senza dubbio Velvet Buzzsaw suscita pensieri interessanti e intriga grazie alla scelta di voler raccontare un mondo feroce attraverso un elemento orrorifico, tuttavia ciò che stona maggiormente in questo film targato Netflix è la poca coesione fra i diversi elementi della storia, con personaggi eccessivi e una sceneggiatura non sempre solida in ogni suo aspetto. È come un quadro di arte contemporanea di cui si intuisce l’originalità e l’idea alla base, ma di cui alla fine sfugge qualcosa.