Polar: la recensione dell’action movie di Netflix con Mads Mikkelsen

Tratto dall’omonima graphic novel, Polar racconta la storia di un serial killer, Duncan “The Black Kaiser”, ormai prossimo alla pensione, a cui viene affidata un’ultima missione dal suo datore di lavoro, Mr. Blut, che, però, non vuole altro che eliminarlo per evitare di pagargli la liquidazione. Duncan non è un uomo facile da incastrare e, rifugiatosi presso una casa vicino ad un impianto sciistico, incontra una ragazza con cui stringerà un forte legame. Lei però non sa che Duncan nasconde un oscuro segreto che lo tormenta da molto tempo rubandogli anche i pochi momenti di tranquillità e di riposo che si concede.

Mads Mikkelsen interpreta il “Black Kaiser” tanto temuto in questo action movie che non nasconde riferimenti a un certo genere cinematografico e che si diverte nell’alternare delle atmosfere dark costituite da un utilizzo del colore contrastato e poco saturo a momenti di pura follia caratterizzati da colori ipersaturi e battute così assurde da sembrare in certe occasioni anche fuori luogo. Ma la particolarità di questo film sta proprio nell’accostamento tra l’azione tipica dei film di spionaggio o revenge movie ai tempi comici delle commedie demenziali. La professione di videomaker del regista Jonas Årkelund emerge proprio in questi tratti che tanto ricordano alcuni suoi video musicali girati per Lady Gaga, Kesha e altri noti artisti. Già dalle prime inquadrature ci si rende conto che il film che si sta vedendo non sarà simile ad altri e, forse, non potrà essere incasellato nemmeno nel genere che inizialmente si pensava gli appartenesse.

Polar è un film così strano e a tratti onirico adatto solo per pochi intenditori (amanti della violenza gratuita, delle graphic novel e degli splatter-movie) che però rimarrà stipato nell’inconscio di ogni spettatore per la sua dose di originale mise-en-scène.

Se la scelta di Mads Mikkelsen calza perfettamente e risulta quasi incredibile per questo film altamente “bipolare”, che alterna quindi momenti di godimenti ad altri di crollo narrativo, l’interpretazione di Vanessa Hudgens è poco credibile se messa a confronto con tutti gli altri attori scelti per i ruoli secondari. Lo spessore che dovrebbe avere il personaggio della ragazza qui sembra del tutto assente ma non è una colpa che va attribuita solamente alla Hudgens ma soprattutto alla sceneggiatura. La grande importanza della relazione tra il “Kaiser” e la giovane Camille emerge poco dallo script: i due sembrano solamente dei vicini di casa e il loro rapporto non risulta forte come dovrebbe essere visto l’epilogo e la rivelazione finale.

Polar aveva un potenziale che è stato sfruttato male e perciò sembra quasi che qualcosa sia stato fatto con fretta e con poca attenzione in vista del risultato finale. Un peccato perché al giorno d’oggi i film assurdi e ben confezionati sono tra i prodotti più interessanti sul mercato (vedi Mandy o Cell Block 99) e riescono a mostrare allo spettatore un altro lato del cinema che, purtroppo, sopravvive solo grazie ai festival di cinema o alle piattaforme streaming come Netflix.