Hereditary – Le radici del male: la recensione del film che ha terrorizzato il mondo

Si è sempre più spesso abituati a sentir dire che il genere horror non rispecchia più i canoni di una volta, che sembra aver perso quel suo fascino e la sua aspirazione principale, ovvero spaventare, terrorizzare o agitare il pubblico, ma nonostante questo è un genere sempre vivo che continua ad appassionare milioni di persone. Se tutto ciò è possibile è perché ci sono pellicole che riescono ancora a colpire il segno. Nel 2013 riuscì magistralmente nell’impresa James Wan che con The Conjuring portò in scena una delle migliori pellicole horror del nuovo millennio.

Con Hereditary – Le radici del male forse non raggiungiamo le stesse vette ma certamente era da anni che non si vedeva un horror così, in cui a scatenare lo stato di paura sono gli eventi che si presentano, e lo stato di ansia continua che essi generano, piuttosto che la presenza di esseri mostruosi o il suono di rumori improvvisi. Vedendo Hereditary – Le radici del male si ha la sensazione di guardare un moderno Esorcista: come nell’opera del maestro William Friedkin, anche in questa pellicola assistiamo a un caso di possessione e al tentativo di liberarsi dall’entità maligna. A tratti i due film presentano toni simili, con una propensione del regista a soffermarsi sui minimi particolari, sulla caratterizzazione centellinata di ogni personaggio suscitando un continuo stato di ansia e di puro terrore. Ciò che rende questa pellicola diversa dalle altre è la vena di follia che accompagna tutta la vicenda e l’evolversi dello stato di ogni componente della famiglia Graham, la quale già all’apparenza sembra mostrare cenni di follia che pian piano nel corso dell’evolversi della storia si intensifica sempre più, culminando in un finale che colpisce in maniera indelebile.

Toni Collette in una inquietante scena del film.

A rubare la scena durante tutto il corso dell’opera è l’attrice australiana Toni Collette che, dopo aver lasciato il segno ne Il Sesto Senso di M. Night Shyamalan, torna a colpire con un’interpretazione ancora più convincente e forte, riuscendo a coinvolgere lo spettatore al punto tale da immedesimarsi completamente nel suo stato di terrore e di follia. Nonostante tutto, la donna riesce ad affrontare la vicenda con una forza incredibile e, per questo motivo, il regista tende a spingere sempre più la telecamera verso la protagonista, come se cercasse di seguire perennemente lo sguardo della donna e di far divenire tale sguardo un’estensione di quello dello spettatore. Con questa tecnica il regista riesce a far distogliere l’attenzione dal punto in cui è presente il pericolo, nonostante questo possa essere evidente in un angolo dello schermo, rendendo quindi ancora più forte lo stato di agitazione e più intesa la sensazione di paura che comporterà la manifestazione della minaccia. Particolarmente interessanti sono le lunghe inquadrature in cui ci si sofferma sul volto dei personaggi perché, grazie alla potenza interpretativa dei soggetti, si riesce a trasferire molto più di quanto potrebbero rendere le sole parole.

Se si cerca dunque un film horror capace di regalare emozioni forti, grandi interpretazioni e momenti di puro terrore in una cornice filmica dai tratti in parte artistici in parte folli, allora Hereditary – Le radici del male rappresenta la scelta migliore.