The Nun – La vocazione del male: la recensione del nuovo horror dell’Universo di The Conjuring

The Nun – La vocazione del male rientra nell’Universo horror creato da James Wan nel 2013 con The Conjuring e rappresenta uno spin-off sulla suora demoniaca presentata nel secondo capitolo della saga intitolato The Conjuring – Il caso Enfield. Il regista del filone principale James Wan ritorna in questo film solo in veste di produttore della pellicola, diretta questa volta da Corin Hardy, precedentemente autore dell’opera The Hallow dello stesso genere e presentata nel 2015 al Sundance Film Festival.

È chiaro che The Nun poggiava su dei presupposti decisamente interessanti grazie al suo collegamento con una delle saghe horror meglio riuscite e di maggiore successo degli ultimi anni, oltre alla decisione di portare in scena una creatura spaventosa e terrificante che colpisce sin dalla sua prima comparsa. Nonostante i presupposti positivi non riesce però nell’intento di eguagliare il predecessore per diversi motivi ma in particolare perché si percepisce fortemente il cambio di regia.

Le inquietanti mura del monastero in una scena tratta dal film The Nun – La vocazione del male.

James Wan è riuscito a portare in scena qualcosa che non si vedeva da anni sullo schermo, è riuscito a colpire il pubblico terrorizzandolo grazie all’intero impianto che viene costruito e in questa maniera il film funziona bene sotto ogni punto di vista sia interpretativo, sia tecnico che artistico. Al contrario, Corin Hardy si limita a portare in scena un horror che riesce sì a suscitare alcuni momenti di terrore ma che non colpisce del tutto nel suo insieme. In particolare, non risultano convincenti le interpretazioni che ci vengono offerte dai  due protagonisti Taissa Farmiga e Demián Bichir, in quanto non riescono a trasporre appieno i personaggi che vestono, creando una sorta di distacco e di disinteresse verso la giovane suora e padre Burke.

Altro punto debole è l’utilizzo del personaggio della suora demoniaca in veste di mera comparsa più che sfruttandolo come piatto forte dell’opera. Il film infatti si concentra sulla storia del demone Valak e sul suo tentativo di insidiarsi nel mondo terreno utilizzando un tramite umano, per l’appunto una suora. Ma il personaggio di Valak risulta quasi assente in buona parte del film, viene mostrato poco e in quei minimi frammenti sparsi non riesce ad essere così incisivo e terrificante come le sue comparse nei precedenti capitoli. Insomma, The Nun non offre una delle migliori sceneggiature dato che non è riuscito a sfruttare appieno uno dei personaggi più intriganti degli ultimi anni.

La prima apparizione del demone in veste di premonizione nella saga di The Conjuring.

D’altra parte, The Nun – La vocazione del male non è completamente da gettare via in quanto riesce comunque a emergenti in alcuni suoi aspetti e se non lo si paragona con la saga da cui deriva. In questo senso sono particolarmente interessanti alcune scene abili nell’impressionare, non mancano momenti in cui l’attento utilizzo della fotografia, dell’impianto sonoro e del punto di osservazione scelto, portano in gioco attimi di terrore puro e di forte impatto emotivo. Inoltre, l’ambientazione, un monastero in un paesino della Romania nel 1952, e quindi la scenografia, ben curata in ogni sua minima parte, rappresenta sicuramente uno dei punti forti che spingono lo spettatore a una attenta e interessata visione.

The Nun – La vocazione del male non è il miglior film appartenente all’Universo di The Conjuring ma rappresenta comunque un discreto horror per gli amanti del genere e per chi è curioso di conoscere i collegamenti tra la storia di questa suora demoniaca e la famiglia Warren, protagonista della saga principale.