Sulla mia pelle: la recensione del film sugli ultimi giorni di Stefano Cucchi

Quando si sceglie di adattare per il grande schermo uno dei fatti di cronaca nera e giudiziaria che più ha scosso il nostro paese negli ultimi 10 anni, si decide inevitabilmente di esporsi e andare incontro a eventuali critiche, specialmente se l’opera non risulta riuscita nella sua interezza. Col suo secondo film all’attivo, invece, Alessio Cremonini ha il merito di aver messo in scena la vicenda di Stefano Cucchi in maniera realistica e autentica senza ergersi a giudice di parte né ad arbitro. Ed è proprio questo che il cinema dovrebbe fare: raccontare storie che meritano di essere raccontate e conosciute; accompagnare lo spettatore e non indirizzarlo verso la propria personale visione.

Il film percorre gli ultimi sette giorni di vita di Stefano (uno straordinario Alessandro Borghi) a partire dall’arresto da parte dei carabinieri per possesso di determinati quantitativi di hashish e cocaina, avvenuto il 15 ottobre 2009, e si conclude con la sua tragica morte sopraggiunta all’ospedale Sandro Pertini una settimana dopo in seguito ai traumi fisici subiti ed alle mancate cure sanitarie.

Sebbene l’intero cast si sia dimostrato profondamente convincente (particolarmente apprezzabili le interpretazioni di Jasmine Trinca come Ilaria Cucchi e di Max Tortora come padre di Stefano) la potenza di questo film sta sicuramente nell’interpretazione toccante di Alessandro Borghi che non porta sul grande schermo la tossicodipendenza di Stefano ma bensì l’uomo con tutti i suoi difetti ed i suoi pregi. Se da una parte il film si propone come autentico racconto, dall’altra non può non esserci la volontà di sensibilizzare le persone su un tema tanto delicato quanto importante: Sulla mia pelle non può non scuotere le coscienze e non far porre determinate domande che in quando cittadini tutti dovremmo farci riguardo al nostro sistema democratico e giudiziario.

Alessandro Borghi interpreta Stefano Cucchi in una scena del film Sulla mia pelle.

Il lavoro fatto da Alessandro Borghi sul personaggio è stato totale e ciò non si evince solo dalla cura tecnica che l’attore gli ha dedicato (lettura di tutte le carte e dei processi, aver conosciuto e parlato con la famiglia, aver perso 15 kg e modellato la sua parlata su quella di Stefano) ma ha la sua massima espressione nella cura e nella sensibilità con cui l’attore romano interpreta un ragazzo di 31 anni con tutte le sue paure e debolezze.

A supporto dell’interpretazione di Alessandro Borghi c’è senza dubbio una regia essenziale ma mai banale, una regia tanto potente nei primi piani e nelle scene non inquadrate (ma profondamente percepite) quanto rispettosa di tutti i delicati momenti che inevitabilmente il film va a toccare. La stessa sceneggiatura si propone come tassello fondamentale del film in quanto restituisce dignità ferita all’uomo, rappresentandolo in tutte le sue sfaccettature. Ottimo utilizzo anche della fotografia che in un gioco di luci ed ombre mette in scena la crudezza necessaria senza mai sfociare nel volgare e nella violenza gratuita.

Sulla mia pelle si pone quindi come uno dei film italiani più interessanti e ben realizzati dell’anno. Si tratta senza dubbio di una pellicola che tutti dovrebbero vedere non solo per l’importanza civile che ovviamente assume ma anche per l’inaspettata sensibilità che attraversa l’inevitabile drammaticità della pellicola.