Mary Shelley – Un amore immortale: la recensione del film con Elle Fanning

Una scena tratta dal film con la protagonista Elle Fanning nei panni dell'autrice Mary Shelley.

Torna sul grande schermo una delle opere più potenti della storia della letteratura mondiale: Frankestein. Il film di Haifaa al-Mansour però non racconta la storia dell’immonda creatura e del suo creatore (come nella pellicola Frankestein degli anni ‘30 o nel più recente Victor – La storia segreta del Dottor Frankestein), bensì ruota intorno alla figura dell’autrice del romanzo Mary Shelley, qui interpretata dalla giovanissima Elle Fanning.

Mary Wollstonecraft Godwin, che nei sobborghi di Londra vive col padre, la compagna di lui e i loro figli, passa le sue giornate tra i lavori di casa e la sua passione per i libri e la scrittura. Il padre però, considerando il suo stile ancora acerbo, la manda a studiare in Scozia, dove incontra il poeta Percy Shelley, col quale inizia una turbolenta storia d’amore.

Il film di al-Mansour focalizza l’attenzione su questa relazione, passionale all’inizio ma estremamente burrascosa in seguito, caratterizzata da amore, rabbia, tradimento e sofferenza. Tutte le emozioni che Mary ha provato, tutte le esperienze che ha vissuto, belle e brutte, l’hanno portata a realizzare una delle opere più immortali mai create: “Frankestein o il Moderno Prometeo”.

Una scena tratta dal film con la protagonista Elle Fanning nei panni dell’autrice Mary Shelley.

Nonostante l’indiscutibile bravura di Elle Fanning, la quale negli ultimi anni sta sempre più collezionando interpretazioni di grande spessore, il livello della recitazione all’interno della pellicola lascia un po’ a desiderare: Douglas Booth non riesce a trasmettere niente allo spettatore se non una smisurata noia, così come Tom Sturridge che dà vita a un Lord Byron fin troppo infantile. Anche la sceneggiatura presenta alti e bassi, i dialoghi troppo spesso risultano stucchevoli poiché pregni di un linguaggio eccessivamente poetico e ridondante.

La regia invece è sicuramente pulita e ben eseguita ma non presenta particolari spunti di originalità, il che non è necessariamente un male, ma non dà carattere e la forza che ci si aspetterebbe da una pellicola di questa portata. Nota di merito va fatta alla fotografia di David Ungaro che, giocando su colori come il grigio e il nero, crea un atmosfera cupa e misteriosa, proprio come l’animo della protagonista e creando una sorta di rimando grottesco al famoso romanzo dell’orrore.

Mary Shelley – Un amore immortale è dunque una pellicola godibile con un’interessante fotografia, ma manca di carattere in alcuni elementi essenziali, come la regia, la sceneggiatura e la recitazione (eccezion fatta per la Fanning).