La favorita: la recensione del film di Yorgos Lanthimos che rivoluziona il genere storico

La Favorita inizia il suo percorso da “film memorabile” quando, sul finire dell’estate del 2018, partecipa come film in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica a Venezia aggiudicandosi il Leone d’argento e la Coppa Volpi per l’interpretazione dell’attrice protagonista Olivia Colman. Continua a farsi strada ricevendo 12 nomination ai BAFTA e ben 10 ai Premi Oscar, occupando la posizione di film con più candidature della 91ª edizione della cerimonia degli Oscar.

Ci troviamo nell’Inghilterra settecentesca durante il regime di Anna Stuart, la quale sembra vivere in una bolla non curante di quello che succede nel suo paese. Infatti, la vulnerabile regina preferisce restare nel suo palazzo tra capricci di gola e frivolezze con la fedele amica Lady Sarah, che manipola la regnante per favorire il partito politico dei Whig. A rovinare la festa alla Lady sarà Abigail, cugina di Sarah. Ma chi tra le due astute donne riuscirà a contendersi la fiducia e l’amore della regina? Trionferà la longeva relazione con Sarah o il nascente rapporto con Abigail?

La debole regina Anna viene interpretata da una potente e magistrale Olivia Colman, capace di trasformare gradualmente un volto sereno in uno sofferente durante un angosciante primo piano di pochi secondi. A competere per il titolo di favorita della regina – da qui il titolo del film – troviamo una minacciosa Rachel Weisz nei panni di Sarah Churchill e Abigail interpretata dall’americana Emma Stone alle prese con l’accento inglese. Marginalmente vi sono alcuni personaggi maschili, principalmente uomini politici tra cui il Robert Harley di Nicholas Hoult, i quali vengono rappresentati ridicolmente con trucchi e parrucche mentre si cimentano a lanciare cibo contro un uomo grasso e a scegliere se scommettere su un’oca bianca piuttosto che su quella nera per la corsa delle oche.

Yorgos Lanthimos, conosciuto da molti per The Lobster e il recente Il sacrificio del cervo sacro, dirige la scena raccontando le vicende dividendole in 8 capitoli, ognuno dei quali possiede come titolo una battuta che verrà pronunciata nel corso dell’atto. Il tocco del regista greco si sposa perfettamente con la fotografia di Robbie Ryan. Il risultato è una fotografia cupa, la cui principale fonte di luce è quella proveniente dalle candele, caratterizzata da riprese grandangolari e da un insistente utilizzo delle lenti fish-eye e dalla tecnica della dissolvenza. Gli aspetti tecnici si abbinano gradevolmente a quelli estetici dei vestiti barocchi curati dalla tre volte premio Oscar Sandy Powell. Diversamente dalle sue produzioni precedenti, Lanthimos non mette mano alla sceneggiatura e in particolare non vi partecipa Efthymis Fillipou, fidato collaboratore del regista. Questa scelta sottolinea una differenza tra questa e altre opere di Lanthimos, facendo perdere un aspetto caratteristico alla completa filmografia del regista, ma senza grosse ripercussioni sul film.

La Favorita è un film storico? Sì. I fatti storici sono il tema centrale? No, fanno da cornice per parlare di qualcosa di più grande. Non è una semplice rappresentazione di fatti realmente accaduti, ma piuttosto rivoluziona il concetto di film storico entrando nella psicologia dei tre personaggi principali parlando di lotta per l’ottenimento del potere, combattuta esclusivamente tra donne. Da un lato vi è la voglia di mantenere questo potere, dall’altro la voglia di rivalsa ma alla fine non si riesce a scoprire quale delle due sia più distruttiva.