Il primo re: la recensione del film sul mito della fondazione di Roma

Matteo Rovere torna dietro la macchina da presa dopo il successo di Veloce come il vento (2016) per raccontare la storia che precede il mito della fondazione di Roma. Il primo re mette in scena la storia dei due fratelli Romolo e Remo quando, dopo essere stati catturati dagli uomini della città di Alba per essere sacrificati ma che riescono a fuggire sotto la guida di Remo. Quest’ultimo, accecato dal potere e dalla falsa consapevolezza di essere al di sopra delle leggi divine, pian piano comincia a manifestare dei comportamenti controproducenti e pericolosi che porteranno i due fratelli al famoso confronto finale che vedrà prevalere Romolo.

Recitato completamente in protolatino, Il primo re vede come protagonisti gli attori Alessandro Borghi (Suburra, Non Essere Cattivo, Sulla mia pelle) e Alessio Lapice (Il Padre d’Italia) che affrontano il loro destino imparando a sopravvivere l’uno per l’altro fino ad arrivare poi al momento in cui il loro legame dovrà essere spezzato affinché possano essere esauditi i voleri di un Dio supremo. L’interpretazione degli attori risulta fondamentale per la buona riuscita del film essendo che, per l’intera durata, i personaggi comunicano solamente in protolatino, una lingua che risulta totalmente lontana agli spettatori. Ogni membro del cast è infatti perfettamente inserito nell’Ambiente chiamato in causa, il Lazio del 753 a.C., e riesce a trasmettere anche solo tramite l’utilizzo del corpo e dei muscoli mimici l’intenzione delle battute che pronuncia. Anche solo da questi elementi si riesce ad evincere quanto lavoro ci sia stato dietro la realizzazione di un film come questo, un kolossal contemporaneo che in Italia non si vedeva da molto molto tempo.

È interessante notare come l’intero processo del film sia stato elaborato nel Bel Paese grazie all’aiuto di storici, di semiotici e di professionisti del mestiere in cui Matteo Rovere e l’intera produzione hanno creduto. La fotografia di Daniele Ciprì, che non nasconde un certo riferimento alle bellissime immagini di The Revenant, è stata interamente realizzata con luce naturale e le scene d’azione presenti sono state concepite pensando a quella che doveva essere una resa reale del combattimento cercando di tralasciare il più possibile il ricorso a effetti speciali. La patina così realistica del film, che lo fa avvicinare anche a grandi kolossal storici e mitologici hollywoodiani come Alexander e Troy, è stata possibile grazie a un esiguo gruppo di stuntmen al posto dei soliti effetti visivi e al trucco iper-realistico ricreato dal team di truccatori che tanto richiama le grandi saghe epiche di Vikings e di Game Of Thrones.

Il primo re è un’opera fine e ricercata che, oltre a raccontare una storia inedita al cinema, mostra agli spettatori, con grazia e modestia, quello che il cinema italiano è in grado di fare lanciando un messaggio importante all’industria cinematografica italiana. Quella che racconta Il primo re è il mito dell’origine della nostra civiltà, ma segna anche un importante traguardo per lo sviluppo di un nuovo cinema italiano.