Sapete cosa si prova quando si passa tante volte sopra una delusione amorosa? Quando spesso avete provato certe sensazione spiacevoli o vissuto delle situazioni oramai ricorrenti eppure, ogni maledetta volta, continuate a commettere gli stessi errori e a provarci, anche quando siete certi che andrà male? Dopo aver visto Crucifixion – Il male è stato invocato si prova lo stesso stato d’animo di un tradimento o di un fallimento annunciato, al quale siete andati incontro come un treno in corsa verso il dirupo.

Il rapporto che le persone vivono con gli horror purtroppo è spesso così: se ne vedono tanti durante l’anno, l’80% delle volte sono meno che mediocri e si passa al successivo sapendo che non sarà un granché eppure gli si dà comunque un’opportunità, con quella minuscola speranza recondita sadomasochista che ci accompagna al cinema come nell’amore verso qualcuno che ci ignora apertamente.

Di film sulle possessioni demoniache ne escono un’infinità ogni anno, dalle pellicole mainstream ai prodotti più di nicchia o indipendenti ed è fisiologico che, con tante produzioni, aumenti anche il rischio di tirar fuori molte pellicole di dubbio valore: Crucifixion – Il male è stato invocato purtroppo rientra proprio in questa categoria.

Prendere spunto o addirittura “rubare” dai migliori non è considerato un reato nel mondo del cinema, a differenza che nelle altre arti, e questo film lo dimostra in maniera spudorata, attingendo un po’ da The exorcism of Emily Rose e un po’ dal recente spin-off The Nun – La vocazione del male che, pur essendo stato criticato dai più, è stato capace di tornare agli horror dall’atmosfera gotica più classica ed inquietante.
Il problema però è che oltre alla forma che qui vacilla notevolmente, un buon film ha bisogno anche di una certa sostanza, costituita da scrittura, sceneggiatura, dialoghi e recitazione. Nel film di Xavier Gens, tutto quello appena elencato diventa approssimativo e posticcio, come se la narrazione, la trama principale e i racconti dei personaggi fossero solo un escamotage per allungare il brodo e prepararci all’ennesimo ed estenuante jumpscare.

La storia della bella giornalista Nicole, interpretata da Sophie Cookson, la quale vuole indagare sul caso riguardante un esorcismo che ha portato alla morte di una suora (Ada Lupu) e il conseguente arresto del prete (Catalin Babliuc), è già forzata e assurda di per sé ma essendo davanti ad un horror di questo tipo si cerca comunque di andare avanti sperando per il meglio. I veri problemi arrivano dopo, quando le ricerche si fanno più fitte e alcuni misteri iniziano a venire a galla; gli indizi e le storie raccontate da coloro che vengono intervistati dalla protagonista femminile spesso non servono a niente per la risoluzione del problema finale e lo spettatore viene solamente confuso ancora di più, oltre che essere stordito dalle continue grida isteriche di qualche demonio frustrato.

Quando ad un certo punto Nicole vede spuntare da dietro le proprie spalle il solito spettro a bocca spalancata che grida a squarcia gola solo per far sobbalzare chi guarda sulla seggiola, tutta l’enfasi e il pathos creati vengono distrutti e ci si trova di nuovo portati alla realtà, davanti ad una becera spettacolarizzazione di espedienti usati da cento anni nel cinema che oramai hanno totalmente perso anche il gusto della sorpresa.

Il film ad un certo punto cerca anche di creare delle immagini simboliche che possano rimanere impresse ma queste sono completamente distaccate dal contesto, sembrando solo scene usate per collegare una sequenza all’altra: è cosi che ci troviamo davanti a scollature vertiginose (un frame si e l’altro no), pubi ricoperti non da peli bensì da ragni e l’idea che la masturbazione sia solo una pratica occulta per far affiorare i nostri demoni più nascosti.

Crucifixion – Il male è stato invocato è dunque l’ennesimo horror che cerca di far fare brutti sogni la sera stessa dopo la visione, prima di essere completamente dimenticato per poi passare al prossimo, tanto per tornare al discorso iniziale. Gli attori scelti, come spesso capita, non sono all’altezza neanche della peggior telenovelas trasmessa nei “migliori bar de Caracas”, mentre l’epilogo finale è risolto nell’usuale maniera insipida di chi non sa come è partito e non ha la minima idea di come chiudere un puzzle di scene senza senso piazzate una dietro l’altra senza nessun tipo di collante.