7 sconosciuti a El Royale: la recensione del thriller con cast corale in stile Agatha Christie

Ci sono un prete, una cantante, un venditore di aspirapolveri e una hippie. No, non è l’incipit di una barzelletta, bensì l’inizio del nuovo film di Drew Goddard, 7 sconosciuti a El Royale. La pellicola racconta le vicende di 7 persone che, per differenti motivi, si ritrovano a passare una notte a El Royale, un albergo situato a cavallo tra due stati, il Nevada e la California. Le storie di ciascun personaggio sono destinate a intrecciarsi in un susseguirsi di colpi di scena, che culmineranno con un finale al cardiopalma.

Drew Goddard, sceneggiatore di film come Cloverfield, World War Z e The Martian, realizza una pellicola con una trama in stile “Agatha Christie”, dove un gruppo di sconosciuti si vede costretto a passare del tempo insieme, ognuno con uno scopo ben preciso. È questo l’elemento che incuriosisce e stimola di più lo spettatore, che è spinto a indagare su ogni personaggio e a porsi le seguenti domande: perché si trova a El Royale? È realmente chi dice di essere? Il pubblico diventa a tutti gli effetti un investigatore.

Una scena del film che mostra i protagonisti Jon Hamm (a sinistra), Jeff Bridges (al centro) e Cynthia Erivo (a destra).

A rendere accattivante il film, ci pensa la sceneggiatura dello stesso Goddard: intrigante e ricca di suspense. Lo script presenta numerosi salti temporali, brillantemente congeniati, tra passato e presente, che aiutano a gettare luce sulla vita di ciascun protagonista, così da capirne la sua presenza nell’albergo. Le vicende che mano a mano si dipanano nel corso della storia, contribuiscono a rendere la trama intricata ma non eccessivamente complessa, permettendo di seguire il filo rosso che lega i sette estranei. Ad esaltare ancora di più la sceneggiatura ci pensa la regia, coinvolgente ed esplosiva, che dà vita a un’esperienza cinematografica che rimane sulla pelle anche molto tempo dopo l’uscita dalla sala.

Come non parlare poi del cast: semplicemente superlativo. Tra conferme, sorprese e ritorni alla ribalta, le performance sono davvero di grande livello. Jeff Bridges fa certamente parte della prima categoria, interpretando in modo magistrale un prete smemorato ed amante del whisky. Misterioso e ambiguo anche Jon Hamm, bravissimo nel ruolo di un venditore di aspirapolveri finito a El Royale con un incarico da portare a termine. Tra le piacevoli sorprese troviamo anche una Cynthia Erivo nei panni di una cantante dall’enorme talento, che però non ha mai avuto la possibilità di mettere in mostra, per via della discriminazione etnica (la pellicola è ambientata alla fine degli anni ’60). La Erivo dà prova di essere un’attrice di spessore (la vedremo anche in Widows – Eredità criminale di Steve McQueen), interpretando una donna all’apparenza forte ma in realtà estremamente fragile e sensibile.

Cynthia Erivo si rivela come la sorpresa del film e a Novembre potremo rivederla nel prossimo film di Steve McQueen, Widows.

Anche il giovane Lewis Pullman è stata una grande sorpresa nei panni di Miles, il tuttofare dell’albergo, che in quanto a scheletri nell’armadio non ha niente da invidiare agli altri personaggi; cosi come la giovane Cailee Spaeny, enigmatica e pericolosa nel ruolo di Rose. Il nuovo film di Goddard ha anche il merito di restituire un Chris Hemsworth in grande spolvero, intenso e magnetico nelle vesti di Billy Lee, come non lo si vedeva da anni, per troppo tempo nascosto sotto le vesti del “dio del tuono”. Tornata a discreti livelli recitativi anche Dakota Johnson nel ruolo di Emily (sorella di Rose), scontrosa hippie in fuga da un difficile passato. La Johnson dà finalmente prova di essere un’attrice di buon livello (certo, le performance di Anastasia nella trilogia di 50 sfumature lasciavano pensare il contrario), dimostrandosi in grado di interpretare anche personaggi più complessi (presto nelle sale anche con il remake di Suspiria di Luca Guadagnino).

Grande valorizzazione dei colori da parte della fotografia, che illumina letteralmente lo schermo aggiungendo fascino e atmosfera thriller/noir alla pellicola. 7 sconosciuti a El Royale è dunque un film che affascina e colpisce per la particolarità dell’ambientazione: un misterioso hotel situato tra il Nevada e la California (confine rappresentato da una linea rossa che “taglia” in due l’albergo), che incuriosisce lo spettatore e lo spinge in sala. Particolarità che però, una volta introdotta, viene quasi dimenticata, non risultando pienamente rilevante nell’economia della fitta rete di misteri che avvolgono la trama.