12 Soldiers: la recensione dell’ennesimo war-movie sull’Afghanistan

L’ultima produzione di Bruckheimer riporta la vera storia della prima (e all’epoca segreta) operazione militare condotta dagli USA in Afghanistan a seguito dell’11 settembre, tratta dal libro del giornalista Doug Stanton.

Scossi dagli eventi del World Trade Center, un manipolo di soldati delle forze speciali, guidati dal volenteroso capitano Mitch Nelson (Chris Hermsworth), viene inviato nel nord dell’Afghanistan con l’ordine di affiancarsi ad una milizia locale per liberare la città di Mazar i Sharif, occupata da tre anni dai talebani e dall’importante valore strategico.

Il debutto americano del regista danese Fulgsig è null’altro che l’ennesima manicheista operazione cinematografica made in USA dall’intento esclusivamente celebrativo, a discapito dell’onestà rappresentativa. Tutte caratteristiche facilmente ascrivibili alla produzione di Bruckheimer, principale responsabile della becera deriva del cinema mainstream americano, acuitasi soprattutto nell’ultimo decennio.

Una scena tratta dal film 12 Soldiers.

12 Soldiers risulta estremamente debole da un punto di vista cinematografico, per la sua assenza registica grossolanamente camuffata da esplosioni e sparatorie ed il suo pressapochismo nel delineare situazioni e personaggi, il cui profilo rimane vagamente accennato. Ma probabilmente la sua colpa più grave è in quell’intento servile e fuorviante di giustificare la condotta militare del proprio paese di produzione, nascondendosi ancora oggi meschinamente dietro la tragedia dell’11 settembre e offrendo un quadro storico-politico dell’epoca quanto più superficiale e tendenzioso.

Un’operazione, che senza andare troppo a ritroso, si può già assimilare al precedente e altrettanto esecrabile 13 hours di Michael Bay. Per cui l’ultima cosa di cui il cinema statunitense ha bisogno è un altro vacuo e autocompiaciuto war-movie ad arricchire la sua già ricca collezione di propaganda bellica tramite cinepresa.

Un prodotto auspicabilmente destinato ad essere dimenticato in tempi assai brevi.