Willem Dafoe: i mille volti di uno degli attori più eclettici del cinema moderno

Un volto, un ghigno, uno sguardo inconfondibile, un talento cristallino e una carriera costellata dalle più svariate interpretazioni: questo è Willem Dafoe.

Nato ad Appleton (Wisconsin) nel 1955, Dafoe inizia a farsi spazio come attore nel teatro d’avanguardia ma sposta ben presto la sua attenzione sul grande schermo, dove esordisce ufficialmente ne I cancelli del cielo, western non particolarmente fortunato, diretto da Michael Cimino. In quasi quarant’anni di carriera, l’attore americano si è dimostrato tra i più eclettici e poliedrici della sua generazione, prendendo decisioni a volte anche rischiose, che hanno contribuito però a farne uno dei “volti noti” del cinema internazionale.

Collaborazioni con registi del calibro di Martin Scorsese, William Friedkin, David Lynch e Lars Von Trier sono state parte integrante del suo percorso di crescita e reinvenzione, rendendolo argomento di interesse di critica, giurie e cinefili di ogni genere.

Willem Dafoe interpreta il sergente Elias K. Grodin nel capolavoro di Oliver Stone, Platoon.

Punto di svolta nella carriera dell’attore americano è la collaborazione con Oliver Stone, che nel 1986 realizza il suo grande capolavoro, Platoon, ovvero uno degli spaccati più riusciti delle truppe americane di stanza in Vietnam. Il protagonista del film è ufficialmente Charlie Sheen ma colui che attrae maggiormente l’attenzione è indubbiamente Willem Dafoe. Il suo sergente Elias K. Grodin è una figura etica, certamente più empatica del cinico e spietato sergente Barnes, interpretato da Sheen.

Sangue, disperazione, rassegnazione nei confronti di un destino superiore a tutti noi, questi sono i tratti che ritroviamo nell’immagine più iconica del film: un Elias Grodin in ginocchio su un terreno reso fangoso da una pioggia torrenziale dopo essere stato colpito ripetutamente dai vietcong. Un’ immagine quasi mitologica e allo stesso tempo un topos cinematografico, che attraversa il Trono di sangue di Kurosawa e arriva fino alla giungla del Vietnam di Platoon.

Willem Dafoe interpreta un Gesù mortale nell’opera di Martin Scorsese intitolata L’ultima tentazione di Cristo.

Due anni più tardi, Dafoe, è nel cast del controverso L’ultima tentazione di Cristo, film del 1988 diretto da Martin Scorsese. Dafoe interpreta Gesù (e lo fa a 33 anni) che rifiuta il suo essere divino e che vuole semplicemente essere uomo tra gli uomini. Il film è assolutamente unico così come Dafoe, che non è semplicemente il protagonista dell’ennesimo kolossal biblico della storia del cinema ma un ribelle, un rivoluzionario, un essere superiore. L’interpretazione è ricca di pathos, di tensione, sensazioni che però in Dafoe sono sempre qualcosa da tenere bene a freno, quasi nascosto nelle viscere per poi (eventualmente) lasciarle riaffiorare, facendole definitivamente esplodere.

Willem Dafoe è un irriconoscibile conte Nosferatu nel film L’ombra del vampiro, diretto da Elias Mehrige.

Analizzando e passando al setaccio la filmografia di Dafoe ci si accorge come essa copra uno spettro ampissimo di generi ma anche di modi di intendere cinema diversamente. Non appare dunque strano ritrovare l’attore in una produzione più “alternativa” di quelle citate in precedenza, cioè L’ombra del vampiro (2000) di Elias Mehrige. Forse troppo poco considerato, il film è in realtà un ottimo omaggio al genio di Friedrich Wilhelm Murnau e narra, in chiave molto romanzata, la fase di realizzazione di Nosferatu. Secondo l’interpretazione di Elias Merhige, Max Schreck (interprete proprio del conte Orlok nella versione del 1922), fu in realtà un vero vampiro, fatto dimostrato da alcuni incidenti accaduti sul set del film di Murnau.

Willem Dafoe è praticamente irriconoscibile dei panni dell’attore/vampiro ma riesce, nonostante questo, a imporre la sua cifra stilistica e a fornire un’interpretazione degna di un’ennesima nomination agli Oscar. Non potendo (causa trucco di scena) ricorrere più di tanto alle sue ben note espressioni facciali, Dafoe compie un lavoro basato essenzialmente sulla corporeità, accentuando e a volte esasperando le sue movenze, tratto che rimanda chiaramente allo stile recitativo del cinema espressionista tedesco.

Una delle scene più memorabili di Spider-Man è sicuramente quella della cena in famiglia, con un eccezionale Willem Dafoe.

Il percorso di Dafoe passa anche attraverso i grandi blockbuster della storia del cinema, come ad esempio il primo Spider-Man della trilogia diretta da Sam Raimi. Il film ottenne un discreto successo di pubblico e venne reso iconico soprattutto grazie alla splendida prova attoriale di Dafoe che qui veste i panni del cinico milionario Norman Osborne e (soprattutto) entra nell’armatura del Green Goblin, acerrimo nemico dell’ Uomo Ragno. Dafoe lavora perfettamente su questo duplice pedale pubblico/privato e su questa doppia veste/doppia personalità, andando a creare uno dei villain più complessi e riusciti della storia dei cinecomic. Spider-Man è anche uno dei film che meglio ci mostra una delle particolarità del Willem Dafoe uomo e attore: un carisma straordinario, tratto racchiuso al meglio dal suo splendido ghigno sadico.

Willem Dafoe è il protagonista di uno dei film più discussi e controversi degli ultimi anni, Antichrist di Lars Von Trier.

Se si parla del lato perverso di Dafoe, nessuno come Lars Von Trier è riuscito a farlo emergere al meglio. Tra i più controversi progetti del regista danese c’è senza dubbio Antichrist: una sinfonia di morte, sadismo ed erotismo. Diviso in quattro capitoli (“Lutto”, “Dolore”, “Disperazione” e “I tre mendicanti”) il film segue le vicende di una coppia (Lui e Lei), interpretata da Charlotte Gainsbourg e, appunto, Willem Dafoe. La coppia entra in crisi in seguito alla morte suicida del figlio e lo spettatore si trova gradualmente trascinato in una spirale di violenza e sesso inseriti all’interno di uno scenario naturale assolutamente maligno e inquietante.

Considerando che il film è frutto di un lungo periodo di gestazione e, soprattutto, di depressione del regista, nell’interpretare il protagonista Dafoe ha dovuto assorbire i tratti fondamentali dell’esperienza di Von Trier. Il risultato è a metà tra la totale immedesimazione nella vicenda e il totale straniamento. Un delicato equilibrio di emozioni e un forte senso di corporeità si innestano in uno scenario da incubo.

Nel suo prossimo film con cui è stato premiato al Festival di Venezia, Willem Dafoe è Vincent Van Gogh.

Equilibrio totale, passione e ricerca sono dunque le parole chiave che descrivono al meglio l’applicazione di Dafoe al ruolo dell’attore. I suoi sono tratti riconoscibili sostanzialmente a ogni tipologia di spettatore, la sua bravura supera le barriere del genere e delle diverse idee di cinema.

Un uomo, un goblin, un vampiro, occasionalmente un dio e ora, nel biopic At eternity’s gate, uno dei pittori più iconici della storia dell’arte. Willem Dafoe è riuscito ad essere tutto questo e continuerà sicuramente a stupire e spiazzare lo spettatore, come un attore di vero talento e ingegno sa fare, senza mai essere banale.