Se guardiamo la filmografia da regista di Clint Eastwood, è interessante notare come gli ultimi suoi sei film (contando l’ultimo, Il Corriere – The Mule) siano biopic, ovvero pellicole tratte da storie vere. Dal 2011 infatti, l’eterno cineasta ha diretto, nell’ordine, J Edgar (basato sulla vita e la carriera del direttore dell’FBI John Edgar Hoover), Jersey Boys (sul gruppo rock anni ‘60 The Four Seasons), American Sniper (su Chris Kyle, cecchino statunitense impegnato nella Guerra in Iraq), Sully (sul pilota d’aerei Chesley “Sully” Sullenberger) e Ore 15:17 – Attacco al Treno (sulla storia dell’attacco terroristico al treno Thalys del 21 agosto 2015), fino all’uscita, appunto, de Il Corriere – The Mule, che racconta la storia di Leonard Sharp, un veterano della Seconda Guerra Mondiale che negli anni Ottanta venne assunto da un cartello messicano come spacciatore e corriere per trasportare cocaina dal Messico agli Stati Uniti.

L’ultima parte della lunghissima carriera da regista dell’88enne cineasta statunitense dimostra il suo enorme talento ancora in auge, alla continua ricerca e sperimentazione di nuovi generi tramite il racconto di storie vere totalmente differenti tra loro e l’esplorazione di psicologie di personaggi sempre nuovi. Non fa eccezione la sua ultima pellicola, in cui Clint Eastwood, oltre a dirigerla, torna a ritagliarsi anche il ruolo da protagonista, a undici anni di distanza da Gran Torino. Il personaggio da lui interpretato, come detto, è Leo Sharp, il più anziano trafficante di droga della storia americana, passato inosservato per oltre 10 anni. Storia vera tanto atipica quanto interessante da raccontare per il grande schermo, e che mette ancora una volta il regista di fronte a un personaggio che affronta riflessioni importanti sulla vita e sul passare del tempo e della società.

Il corriere – The mule: scopriamo la storia vera dietro il film di Clint Eastwood

Leonard Sharp, detto Leo, nasce il 7 Maggio 1924 a Michigan City, nello stato dell’Indiana; a 20 anni si arruola nell’esercito e partecipa alla Seconda Guerra Mondiale, prendendo parte, tra le altre, alla campagna d’Italia. Al ritorno degli States si sposa e si separa nel giro di una decina d’anni e diviene un noto orticoltore e fioraio, facendo crescere la sua popolarità grazie alla creazione personale di un nuovo tipo di fiore, il Brookwood Ojo Poco. Con il passare del tempo, Leo divenne via via sempre più famoso in tutto il Paese, viaggiando per gli Stati Uniti per partecipare a convegni sull’orticultura e conducendo una vita tranquilla nella sua casa in Indiana, con la creazione e coltivazione di fiori, fino all’arrivo di gravi problemi finanziari che ridussero progressivamente i suoi guadagni fino a fargli chiudere la propria occupazione e costringendolo di fatto a cercare nuove strade per arricchire i suoi introiti.

Si è abbastanza certi che per i primi 75 anni della sua vita, Leo Sharp non abbia mai né fatto uso né trafficato cocaina ma non si sa con precisione quando divenne un corriere per il cartello messicano di Sinaloa, guidato all’epoca da Joaquin Guzman, detto El Chapo, e tra i più grandi ed importanti al mondo. L’anziano fu scelto probabilmente per la sua affidabilità e soprattutto per la sua età, che avrebbe destato grande insospettabilità tra gli addetti ai controlli alla dogana; all’inizio il suo lavoro cominciò spostando denaro da un posto all’altro e, complice la sua grande capacità, il trasporto di soldi venne sostituito da quello di cocaina, venendo pagato probabilmente come ogni altro corriere statunitense utilizzato dal cartello di Sinaloa, ovvero circa mille dollari per ogni chilo trasportato.

Il corriere – The mule: il grande ritorno di Clint Eastwood di fronte alla macchina da presa

Dopo essere passato inosservato per oltre 10 anni, nell’Ottobre del 2011 viene arrestato dalla polizia dello stato del Michigan in un’operazione congiunta con la DEA. L’intervento è stato condotto dall’agente speciale Jeff Moore, interpretato nel film da Bradley Cooper, il quale è riuscito a scovare Sharp dopo aver trascorso mesi a investigare sul cartello e ad ascoltare conversazioni telefoniche in spagnolo, in cui si faceva riferimento al nome in codice “El Tata”, il nonno, per indicare presumibilmente il nome di un corriere. Ovviamente, “El Tata” era il nome usato dai trafficanti del cartello per riferirsi a Leo Sharp.

Il 21 ottobre 2011, l’agente della DEA David Powell e il suo team individuarono il pick up del corriere sulla Interstate 94, un’autostrada che collega Chicago, Minneapolis e Detroit e, con la scusa di un controllo di routine, lo intercettarono e lo fecero accostare. Dopo una serie di tentativi da parte dell’uomo di difendersi e giustificarsi dalle domande degli agenti, tra cui la spiegazione della sua reale occupazione di orticoltore (“creo nuove ibridazioni di piante per rendere il mondo un posto migliore” pare avesse detto alla polizia), alla richiesta di aprire il baule Leo Sharp si dovette arrendere, smascherando così la sua attività illecita in incognito: gli agenti vi trovarono 104 chilogrammi di cocaina, che per il corriere sarebbero valsi 100mila dollari.

L’uomo venne in seguito processato e, dichiaratosi colpevole, fu condannato a tre anni di carcere. Durante il processo, l’avvocato di Sharp cercò invano di difendere e legittimare la posizione del suo assistito, provando a far leva sulla sua età avanzata e sul fatto che soffrisse di demenza senile e tentando quindi, in seguito, di dimostrare come il lavoro di corriere gli sia stato imposto poiché obbligato e minacciato, venendo però smentito da alcune fotografie mostrate dalla DEA che ritraevano l’imputato in vacanza alle Hawaii insieme a uno dei capi del traffico di droga di Detroit. Durante il processo, Sharp chiese di evitare il carcere in cambio del pagamento di una multa, avendo così la possibilità di vivere con le sue figlie, ma ciò gli venne negato. Dopo solo un anno l’ex corriere uscì di prigione, causa l’inizio di una malattia che nel 2016, a 92 anni, portò alla sua morte.

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Una storia vera sicuramente inconsueta ed estremamente affascinante dal punto di vista cinematografico, tanto da colpire anche un cineasta come Clint Eastwood, notevolmente interessato al realismo sul grande schermo e a come l’influenza della realtà e delle storie vere che la contraddistinguono trasmettano un forte impatto sul cinema e le sue narrazioni. Nonostante l’enorme interesse e attenzione del regista nei confronti di questo spaccato di vita reale, non mancano le divergenze con le vicende di Leo Sharp, tra cui proprio la modifica del nome del protagonista, che nel film viene chiamato Earl Stone.

Una storia e un personaggio che perfettamente si addicono alla poetica eastwoodiana, contribuendo così ad inserire un altro tassello significativo nella filmografia di un autore che, tanto da regista quanto da attore, alla veneranda età di 88 anni, continua a raccontare (e ad interpretare) storie di realtà come nessun altro.