Predator: la saga sul popolo cacciatore riuscirà mai ad arrivare ai livelli di Alien?

The Predator diretto da Shane Black è da poco uscito negli Stati Uniti e approderà nelle sale italiane a partire dall’11 ottobre. È questa una buona occasione per i fan del genere per riscoprire il fascino di una saga che, nata negli anni ’80, è arrivata fino ai giorni nostri conquistando di volta in volta il pubblico con una giusta dose di azione e di paura.

Il destino degli Yautja, così viene chiamato il popolo dei cacciatori dalle mascelle uncinate, si intreccia con quello degli Alien in due film crossover: Alien vs. Predator del regista Paul W. S Anderson e Alien vs. Predator 2 dei Fratelli Strause. Il presupposto per il conflitto tra le due specie può essere rintracciato già a partire dal 1990, quando, in Predator 2, tra i diversi trofei del cacciatore alieno, spunta fuori proprio il cranio allungano di uno xenomorfo. Effettivamente i punti di contatto tra i due personaggi sono diversi: entrambi sono delle entità extraterrestri dalla forza sovraumana ed entrambi minacciano i protagonisti, che sono costretti a difendersi come meglio possono di fronte all’ignoto pericolo.

Eppure, gli Xenomorfi hanno riscosso un successo, sia da parte della critica sia dalla parte del pubblico, che i loro avversari non sono mai stati in grado di conquistare; complice forse anche il fatto che la saga di Alien si è potuta fregiare nel corso degli anni di registi dal calibro di Ridley Scott, James Cameron, David Fincher e Jean-Pierre Jeunet. Le ragioni di questo mancato consenso sono però molteplici e meritano di essere analizzate più a fondo e per farlo,in realtà,basta mettere a confronto i primi film di ogni saga.

Tenendo conto dell’ambientazione, possiamo notare che l’Alien del 1979 si dipana in un contesto del tutto anomalo, in quanto buona parte della storia si svolge all’interno di una futuristica navicella spaziale. Nonostante questo, per l’equipaggio questa situazione non è affatto strana, trasportare merci da una galassia all’altra è un’operazione di routine e anche la richiesta di aiuto proveniente da un satellite sconosciuto, che sveglia i protagonisti dall’ipersonno, è in fondo un disguido piuttosto ordinario. Nell’astronave Nostromo la vita è apparentemente piuttosto tranquilla, a bordo c’è persino un gatto rosso che tiene compagnia ai viaggiatori. Ridley Scott decide non a caso di mostrare questa quotidianità in una lunga sequenza iniziale, nella quale non succede nulla di particolare, ma che serve a sottolineare la monotonia della vita nello spazio. È questo uno dei punti di forza del film, l’espediente messo in atto dal regista contribuisce ad accrescere il senso di paura nel momento in cui la normalità si spezza con la comparsa dell’alieno.

Il Predator di John McTiernan al contrario non può contare su questo tipo di paura psicologica. Il protagonista Dutch, interpretato da Arnold Schwarzenegger, ci viene presentato all’interno di un paesaggio terrestre, ma la situazione è del tutto atipica poiché fin dall’inizio ci troviamo nel bel mezzo di una giungla e con una guerriglia in atto.  Il film è tutto volto all’azione sin dal principio e cerca di evocare il sentimento del terrore solamente tramite le sparatorie, gli squartamenti e, ovviamente, le apparizioni del mostro. La situazione rimane pressoché invariata nei sequel, anche se in Predators i personaggi vengono paracadutati su un pianeta ostile che però non è poi così dissimile dalla Terra.

Ma oltre all’ambientazione e al diverso genere al quale le due saghe appartengono, vale ora la pena di soffermarsi un attimo proprio sulla figura dell’alieno. Da questo punto di vista il Predator ha una corporatura simile a quella di un essere umano, anche se molto più robusta, e un volto, solitamente coperto da una maschera, caratterizzato da delle mandibole sporgenti simili a quelle di un insetto. È un cacciatore che proviene da una società ipertecnologica, ma basata ancora su un sistema di vita tribale, in cui regna la legge del più forte e dove ci si guadagna il rispetto dei propri simili uccidendo le prede e conquistando trofei.

Gli Yautja basano la loro esistenza sulla violenza, ma sono anche in grado di provare emozioni simili a quelle degli esseri umani: essi, infatti, hanno un forte senso dell’onore che impedisce loro di colpire un avversario disarmato o malato, si compiacciono quando riescono ad eliminare un nemico e provano tristezza per la perdita di un loro simile. Certo, il fatto che vadano in giro a strappar via a mani nude la spina dorsale dalle loro vittime non fa di loro delle brave persone, ma perlomeno sono capaci di provare i peggiori sentimenti umani. Proprio per questo motivo in Alien vs. Predator, nel momento in cui si rivela necessaria un’alleanza con il nemico, la protagonista Alexa Woods decide di allearsi con il popolo dei cacciatori.

Dall’altra parte gli Alien sembrano essere ancor più terribili dei loro nemici, sono esseri dal capo spropositatamente allungato che hanno un acido estremamente corrosivo al posto del sangue. Il loro unico scopo è la riproduzione della specie, obiettivo perseguito a discapito di un organismo ospite che, dopo esser stato fecondato, muore alla nascita della larva. Gli esseri umani, che non possono essere impiegati in questo processo, sono ritenuti inutili e potenzialmente nocivi e per questo vengono eliminati. Lo xenomorfo è perciò l’incarnazione di una razionalità cieca e può trovare un ammiratore solamente nell’androide Ash, che lo definisce: “Un perfetto organismo, la cui perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità…un superstite, non offuscato da coscienza, rimorsi, o illusioni di moralità”. Alien è il mostro che cresce dentro all’uomo e nasce come incarnazione delle sue inquietudini.

Entrambi gli alieni delle due saghe sono personaggi dotati di un grande potenziale che però non sempre è sfruttato a pieno. Per esempio, nel primo Predator il mostro attacca la squadra di soldati che viene decimata e, alla fine, solo due sono i sopravvissuti: Dutch e Anna. Schwarzenegger però scaccia la donna prima del conflitto finale, poiché la battaglia contro il mostro è una questione privata, che va risolta tra uomini (o alieni) in uno scontro dove prevale solamente chi ha più muscoli.Tutta la vicenda ruota attorno alla vittoria del più forte e, al limite, del più adatto a fare la guerra.

Nel primo Alien, invece, la questione è ben più complessa. Ellen Ripley non lotta solamente per la sua sopravvivenza in quanto se tutto l’equipaggio della Nostromo morisse lo xenomorfo raggiungerebbe la Terra e continuerebbe la sua opera di riproduzione a discapito degli abitanti del pianeta. Dietro alla battaglia dei protagonisti quindi si annida sempre un rischio latente per l’intero genere umano. Ma c’è dell’altro: come molte altre pellicole dello stesso periodo, il film di Ridley Scott si situa all’interno di una serie di opere che, nonostante il carattere fantascientifico, hanno un occhio ben attento alle contraddizioni della società capitalistica. Ed è proprio l’ombra del capitalismo che si nasconde dietro all’alieno, aiutato, nell’opera di continua “produzione” in serie di se stesso, non a caso dalla Compagnia. Quest’ultima si serve, infatti, dell’androide per agevolare l’arrivo del mostro sulla Terra, anche a discapito delle vite umane, ed è per questo un nemico lontano e invisibile, ma non meno temibile dello xenomorfo.

Questa analisi della società contemporanea – se non per qualche vago riferimento alla guerra del Vietnam, che però non si concretizza mai in un discorso coerente –manca in Predator, che si limita così ad essere un buon film d’azione ma nulla di più complicato, non riuscendo a portare però sullo schermo le paure più profonde dell’essere umano.

L’unica domanda che possiamo continuare a chiederci, anche se ancora per poco è: riuscirà The Predator di Shane Black a superare queste mancanze e ridare una nuova vita alla saga?