Jason Reitman: figlio d’arte, regista, sceneggiatore, produttore e, fino a quando era più piccolo, anche attore per brevi apparizioni in alcune pellicole. Classe ’77, Jason nasce e cresce tra Canada e Stati Uniti d’America. Fin da bambino, vive l’esperienza del set cinematografico seguendo il padre, Ivan Reitman, mentre girava film come Ghostbusters II, Twins e Un poliziotto alle elementari, comparendo in alcuni piccoli ruoli. Dopo aver compiuto gli studi universitari alla University of Southern California, entra a far parte di una compagnia teatrale, la Commedus Interruptus. Nello stesso periodo inizia a creare cortometraggi e a dirigere spot pubblicitari, per poi dedicarsi interamente ai lungometraggi, appropriandosi dell’etichetta di regista di film indie.

L’elemento caratteristico della sua filmografia è lo stile realistico, racconta storie reali impegnandosi a catturare la condizione umana, i desideri, i difetti e le sensazioni dell’uomo. I film di Reitman affrontano temi abbastanza delicati, quali la gravidanza in età adolescenziale e in età adulta, i danni provocati dal fumo, il recesso economico, la difficoltà di comunicazione causata dal divario generazionale tra i più giovani e i grandi o tra genitori e figli. Principalmente attraverso delle commedie commoventi, che possono essere apparentemente leggere, riesce ad infondere messaggi seri nello spettatore.

“Non voglio fare film che ti diano una risposta. Se c’è un messaggio nei miei film, è di essere aperti mentalmente.”

Nella maggior parte dei casi la narrazione è altamente soggettiva, dovuta dal perché i fatti sono raccontati dal punto vista del personaggio principale. Questi ultimi sono spesso sicuri di sé, così tanto da risultare arroganti e a tratti infelici. Così, con lo svilupparsi della storia, iniziano ad essere più riflessivi sulla propria vita, questa è la causa principale per cui i personaggi di Reitman, molti ideati e costruiti insieme alla scrittrice Diablo Cody, riescono a entrare facilmente in empatia con lo spettatore. Altri particolari di quasi tutte le pellicole di Reitman sono i titoli di testa, tanto elaborati e caratteristici che con quei pochi minuti introducono completamente il pubblico nell’atmosfera del film che si dipanerà di lì a poco.

Il debutto sul grande schermo avviene nel 2005 con Thank You For Smoking, pellicola per la quale Jason Reitman veste i panni di regista e sceneggiatore adattando l’omonimo romanzo di Christopher Buckley. Si tratta di una satira che prende sotto tiro le strategie di marketing del tabacco. Qui sono azzeccati i titoli di testa che vedono scorrere i nomi dei collaboratori del film su pacchetti di sigarette. Sebbene fosse ancora l’inizio, Reitman è riuscito a farsi notare, ricevendo recensioni positive ma con la critica di non essere riuscito a trovare un giusto equilibrio tra comico, drammatico e realistico.

Due anni dopo il primo film, Jason torna con una seconda pellicola, con la quale vive un’esperienza di forte notorietà a livello mondiale, guadagnando un incasso globale di quasi 250 milioni di dollari e portandolo alla nomination agli Oscar. Reitman era molto interessato allo script della Cody, una storia originale che rispecchiava il suo gusto, tanto da riuscir ad aggiudicarsi la regia del progetto. Con Juno, il regista tocca quasi tutti i punti del suo stile. La storia della sedicenne Juno rimasta incinta è entrata nel cuore di molti grazie alle battute ciniche e taglienti, all’ambientazione un po’ punk-rock e all’attualità con cui sono stati trattati temi delicati. La cosa che resta più impressa di questa produzione forse è la sequenza di apertura interamente fatta con la tecnica del rotoscope.

Successivamente, una collaborazione alla sceneggiatura con Sheldon Turner porta alla luce Tra le nuvole nel 2009. Il duo non si limita a trasporre le pagine del romanzo di Walter Kirn, ma come al solito Reitman ci mette del suo, apportando qualche modifica ai personaggi rendendoli più profondi e interessanti. Ryan è un affascinante consulente delle risorse umane che viene ingaggiato per licenziare la gente. Questo lavoro lo porta ad essere sempre viaggio, volo dopo volo, e a vivere una vita prettamente solitaria. A provocare delle turbolenze nel suo cammino personale saranno l’impiegata Natalie, la quale idea un nuovo sistema che metterebbe a rischio la posizione di Ryan, e Alex, praticamente una sua versione al femminile con la quale nascerà una certa intesa. A tenere il gioco è un trio formato da George Clooney, un’emergente Anna Kendrick e Vera Farmiga. Rispetto alla pellicola precedente di Reitman, in Tra le nuvole è assente quel tocco hipster che si era già osservato: i dialoghi sono stati adattati ad un’ambientazione totalmente diversa ma risultano comunque divertenti, taglienti e profondi. Nel complesso questo film è diverso dalle altre produzioni del regista: è elegante e sofisticato nell’affrontare temi come la disoccupazione di massa e l’alienazione.

La pellicola successiva è una dark comedy che vede un ritorno del duo Reitman–Cody, i quali portano in vita uno dei personaggi più stereotipati della storia del cinema, la tipica ragazza bionda famosa ai tempi del liceo. Ma non si tratta di un semplice teen movie a cui siamo abituati, infatti non si assiste ai tempi d’oro della protagonista. Mavis Gary ha 37 anni, è una scrittrice con una dipendenza dall’alcol che, ritornata nella sua città natale, vuole riprendersi quello che ai vecchi tempi era il suo fidanzato ma che adesso ha moglie e figli. A rendere memorabile Young Adult è l’impressionante performance di Charlize Theron e la caratterizzazione del suo personaggio improbabile, le risate provocate dalla sua spregevolezza e acidità riescono ad essere sopraffatte da un intenso coinvolgimento emotivo.

Il suo quinto lungometraggio, Un giorno come tanti, dal titolo originale Labor Day, era in lavorazione già da tempo, ma Reitman decise di posticiparlo al 2013 per concentrarsi sulla produzione precedente. Siamo nel 1987, Adele è un madre single che soffre di depressione e un giorno, rientrata a casa con suo figlio, trova un uomo ferito che si rivela essere un evaso di prigione. L’uomo, inizialmente tenendoli come ostaggi, si affeziona ai due e viceversa, assumendo la forma di un marito e di un padre. Il film è dissimile dalla filmografia di Reitman, innanzitutto perché è ambientato nel passato rispetto alle alte pellicole che raccontavano storie collocate nel presente e su situazioni attuali. La quasi completa assenza del tipico umorismo del regista (che in questa produzione è anche sceneggiatore) trasporta il film sulla scia del melodrammatico. Anche dal punto visivo Labor Day è inconsueto, in quanto c’è una differente attenzione alla fotografia, sempre caratterizzata da una luce calda. Alla fine il risultato non è né strabiliante ma nemmeno così scadente, un po’ troppo serio per come Jason Reitman si era presentato. Inoltre la poca notorietà della pellicola al pubblico forse è dovuta al fatto che è stata poco pubblicizzata e che in Italia arrivò direttamente in edizione home video, senza essere trasmesso al cinema.

Con Tra le nuvole Reitman aveva aperto (e lasciato aperta) una finestra sul tema dell’alienazione, di persone estraniate in una società spersonalizzata. Il momento giusto per degli approfondimenti su questo tema è proprio con Men, Women & Children. Il regista si fa aiutare dalla scrittrice Erin Cressida Wilson per questa trasposizione del romanzo di Chad Kultgen. La storia segue le vicende di un gruppo di adolescenti e dei loro genitori, tutti sono alla ricerca di sé stessi, di intimità o di esperienze seppur restando circondati e incatenati al mondo del web e alla tecnologia in generale. Il film non è tanto lontano dal genere del precedente Un giorno come tanti e segue più o meno la sua stessa scia. Si tratta quindi di un melodramma che ha perso l’impronta spiritosa e la caratterizzazione profonda dei personaggi principali. È un colpo basso per l’acclamato Jason Reitman vedere che questa è la sua pellicola con il più basso rating e incasso, oltre che caratterizzarsi come il meno conosciuto nella sua filmografia.

Dopo quattro anni di silenzio e l’insuccesso di Un giorno come tanti e Men, Women & Children, Reitman ritorna al successo e conquista nuovamente il pubblico e la critica con il film Tully del 2018. Come per le altre sceneggiature, Diablo Cody prende ispirazione dalla propria vita per scrivere. In questo caso aveva appena partorito il terzo figlio, esausta e stanca decise di assumere una tata notturna, che ammette essere stata la sua salvezza. Ed è di questo che parla la pellicola con protagonista Charlize Theron nei panni di Marlo, una mamma che vive una difficile situazione di post-partum, facendosi carico di tre figli perché il marito è sempre a lavoro. La protagonista vive in una situazione di disagio, è privata della sua vita per badare esclusivamente alla prole. Tully riprende un po’da Juno il tema della gravidanza, ma questa volta è vissuta in età adulta e da una madre navigata. Facendo questo, Reitman mostra la cruda verità della vita da genitore che mai nessuno aveva affrontato. Con forte ironia, l’opera riesce ad essere tenera e commovente. Il film riconferma la potenza del duo Reitman-Cody e riporta Jason Reitman sulla propria strada in tutto lo splendore del proprio stile.

Jason Reitman sa il fatto suo, si sa muovere abilmente dietro la cinepresa. In un panorama cinematografico dove escono sempre più remake, reboot, live action e chi più ne ha più ne metta, riesce a ritagliarsi uno spicchio di notorietà proponendo prodotti originali e ridando linfa nuova al cinema contemporaneo. Scostandosi un po’ dai riflettori, i suoi film riescono comunque ad avere successo e ad essere inseriti nelle liste dei migliori film dell’anno di molti critici.

Intanto il pubblico può godersi il suo ultimo lungometraggio The Front Runner, uscito da poco nelle sale italiane. Il film segue la storia vera dell’ascesa al senato americano da parte di Gary Hart interpretato da Hugh Jackman. Nel frattempo, Reitman è già al lavoro per un’altra produzione, infatti ha da poco accettato di dirigere il sequel del film che rese famoso il padre, Ghostbusters 3, la cui uscita è prevista per il 2020.